Poco fa, uno o più droni hanno colpito un edificio residenziale a Galati, in Romania, provocando due feriti. Il Ministero degli Esteri di Bucarest ha immediatamente attribuito la responsabilità dell’attacco a Mosca, e annunciato che «questo incidente rappresenta una grave e irresponsabile escalation da parte della Federazione Russa», di cui è stato informato il segretario generale della Nato.

Poche settimane fa, il prima Ministro lettone Evika Silina e il ministro della Difesa Andris Spruds si erano dimessi nell’ambito di una crisi politica innescata sempre dall’incursione di droni che, secondo le ricostruzioni delle autorità locali, sarebbero stati lanciati dall’Ucraina verso la Russia e deviati accidentalmente nello spazio aereo lettone.
Dai droni ai missili
Nella notte a cavallo tra il 23 e il 24 maggio, invece, le forze armate russe hanno sferrato quello che si configura con ogni probabilità come il bombardamento più imponente contro l’Ucraina dall’inizio della guerra. Si è trattato di un attacco su vasta scala, che ha registrato l’impiego di diverse decine di droni e missili di vario tipo: balistici, da crociera, lanciati da aerei, da navi da guerra, da lanciarazzi. Tra i vettori impiegati figura anche il micidiale Oreshnik.
Gli attacchi hanno colpito diverse località in Ucraina, ma si sono concentrati soprattutto su Kiev oltre che sulle strutture energetiche di Naftogaz negli oblast’ di Kharkov e Poltava.
Il Ministero della Difesa russo ha dichiarato che si è trattato di una rappresaglia per gli attacchi ucraini contro strutture civili sul territorio russo. Il riferimento è chiaramente diretto all’attacco con droni ucraini contro un dormitorio universitario a Starobelsk, nell’oblast’ di Lugansk, che ha mietuto una ventina abbondante di vittime.
Marc Innaro

Giornalista con all’attivo una lunga esperienza nella «Rai» come corrispondente estero, presso capitali come Mosca e il Cairo.
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