Proprio mentre gli Stati Uniti e Israele si apprestavano a intensificare le operazioni militari contro l’Iran, più o meno conformemente alle incredibili minacce formulate dal presidente Trump, i contendenti hanno raggiunto un accordo di cessate il fuoco grazie alla cruciale mediazione pakistana.
L’intesa per il cessate il fuoco ha una durata di due settimane e prevede la sospensione delle ostilità in cambio dell’apertura indiscriminata dello Stretto di Hormuz.
Cosa prevede l’accordo di cessate il fuoco
Durante la tregua, le parti discuteranno a Islamabad la proposta avanzata dall’Iran, articolata in 10 punti fondamentali e implicante la completa cessazione degli attacchi contro Iran, Iraq, Libano e Yemen; il “pieno impegno” a revocare le sanzioni primarie e secondarie contro l’Iran; lo sblocco dei beni iraniani sottoposti a congelamento; il pagamento dei costi per la ricostruzione dell’Iran; la preservazione del controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz; il riconoscimento del diritto dell’Iran ad arricchire l’uranio; il ritiro delle forze armate statunitensi dalla regione del Golfo Persico.
Con il suo consueto stile, Trump ha identificato il cessate il fuoco appena raggiunto come una «vittoria completa e totale», mentre il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale di Teheran ha affermato che «la vittoria dell’Iran sul campo di battaglia sarà consolidata anche nei negoziati politici».

Secondo quanto dichiarato dal primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, il cessate il fuoco entrerà in vigore anche in Libano, sebbene la leadership israeliana assicuri che non lascerà il Paese fintantoché la minaccia di Hezbollah non sarà eliminata.
Nello specifico, ha spiegato il premier Netanyahu in una nota, «Israele sostiene la decisione del Presidente Trump di sospendere gli attacchi contro l’Iran per due settimane, a condizione che l’Iran apra immediatamente lo Stretto di Hormuz e cessi tutti gli attacchi contro gli Stati Uniti, Israele e i Paesi della regione». Il comunicato aggiungeva che il cessate il fuoco «non si estende al Libano».
Non è chiaro quanto Netanyahu sia stato coinvolto o meno nel processo decisionale di Trump, né quali valutazioni abbiano spinto quest’ultimo a innestare un radicale cambio di registro rispetto alle dichiarazioni che aveva formulato sul punto soltanto poche ore prima.
Stando a quanto riportato dal quotidiano israeliano «Yedioth Ahronoth», l’Iran aveva minacciato la «distruzione totale e completa» di un data center di OpenAI da 30 miliardi di dollari situato ad Abu Dhabi. La struttura, costituisce parte integrante del di Stargate, il progetto da 500 miliardi di dollari sostenuto dall’amministrazione Trump che si propone di costruire un’infrastruttura informatica globale per l’intelligenza artificiale.
Ad ogni modo, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha affermato che «nulla è definitivo finché non verrà annunciato dal presidente o dalla Casa Bianca».
Qualunque forma assumano, i negoziati si preannunciano molto difficili anche in virtù della distanza siderale che separa i contendenti e dei precedenti non esattamente confortanti.
Come Carpentier de Gourdon

Politologo, consulente e saggista francese che vive tra Europa e India con all’attivo collaborazioni con numerose testate internazionali. È autore di numerosi volumi, tra cui From India to infinity. Memories of a hundred and one moons. An Indian odyssey (Har-Anand Publications, 2016), e A shining city on a hill. Novus ordo seclorum (Har-Anand Publications, 2018).
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