Nel luglio 2025, Diana Furchtgott-Roth, economista particolarmente ascoltata dalla Casa Bianca, ha delineato i contorni del progetto trumpiano basato sulle fonti fossili inteso ad assicurare agli Stati Uniti una netta “supremazia energetica”.

A suo avviso, il “nuovo corso” implementato dal magnate newyorkese segna una netta rottura con la strategia energetica incardinata sul clima promossa dall’amministrazione Biden. In nome della decarbonizzazione, il precedente governo aveva imposto sia pesanti limitazioni alle fonti fossili. Il risultato è coinciso con «un aumento dei costi energetici per le famiglie e le imprese americane, con effetti trascurabili sulle temperature globali».
Fonti fossili vs fonti rinnovabili
Il programma trumpiano, viceversa, ha sancito la revoca degli incentivi fiscali per l’acquisto di veicoli elettrici e dei sussidi per l’installazione di apparecchiature alimentate a energia eolica e solare negli edifici a scopo commerciale e abitativo. In compenso, l’azione legislativa del governo si è concentrata sulla rimozione dei vincoli che limitavano il pieno sfruttamento delle fonti fossili, reputato necessario a «rafforzare l’industria e la sicurezza nazionale, facendo sì che gli Stati Uniti si affidino alle proprie risorse energetiche anziché a quelle controllate da Pechino».
Per la Furchtgott-Roth, la svolta passa necessariamente per la piena valorizzazione delle potenzialità statunitensi nel campo delle fonti fossili, identificate come strumenti straordinariamente funzionali a rilanciare l’influenza geopolitica di Washington. Petrolio e gas pongono infatti gli Stati Uniti nelle condizioni di acquisire una posizione dominate sui mercati energetici mondiali, e di «fungere da contrappeso agli esportatori di energia autoritari».
Si tratta di «definire un nuovo standard. Con l’accelerazione della crescita americana sotto un regime favorevole alle fonti fossili, altre nazioni saranno costrette a riconsiderare le proprie politiche o a rischiare un declino economico […]. La lezione è chiara: le politiche ambientali che aumentano i costi e rafforzano il Partito Comunista Cinese non sono solo economicamente insostenibili, ma anche strategicamente pericolose».
Il programma di predominio energetico concepito dall’amministrazione Trump non rappresenta quindi «uno slogan, bensì una pietra angolare del potere nazionale. Esso sostiene la resilienza economica, rafforza le alleanze e scoraggia gli avversari. In un mondo in cui l’energia è al contempo una merce e un’arma, gli Stati Uniti non possono permettersi di cedere il controllo a regimi che non ne condividono i valori».
Il progetto di cui la Furchtgott-Roth ha tratteggiato gli aspetti di maggiore rilievo poggia sostanzialmente su quattro colonne portanti: indipendenza energetica attraverso il pieno sviluppo delle fonti fossili e del nucleare; incremento dell’influenza sul processo di determinazione dei prezzi globali dell’energia; trasformazione degli Stati Uniti nei principali fornitori di energia, sia direttamente che indirettamente; riduzione della dipendenza dalle catene di approvvigionamento di energia verde della Cina.
Stefano Sylos Labini

Fisico, saggista e dirigente di ricerca presso il Centro di Ricerca Enrico Fermi a Roma. È uno dei fondatori del blog Return on Academic Research and School (Roars), uno dei forum italiani più importanti per le discussioni sulle politiche di ricerca e istruzione superiore. È autore di numerosi volumi, tra cui I ricercatori non crescono sugli alberi (Laterza, 2010), Rischio e previsione. Cosa può dirci la scienza sulla crisi (Laterza, 2016), Bussola per un mondo in tempesta (Futura Editrice, 2024, disponibile anche in lingua inglese).
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