Nei giorni scorsi, il presidente Zelensky ha pubblicato una lettera aperta indirizzata al presidente Putin, in cui si propongono colloqui diretti, un cessate il fuoco durante i negoziati e uno scambio di tutti i prigionieri per porre fine alla guerra.

La lettera aperta alternava minacce a segnali di apertura, ma per ora non sembra aver alterato significativamente le tendenze in atto, né sul campo di battaglia né sul piano diplomatico.
Pur avendo esaurito la spinta propulsiva di qualche mese fa, la Russia continua a realizzare lenti avanzamenti sul terreno e a sostenere una guerra di attrito.
Gli attacchi in profondità ucraini hanno arrecato danni considerevoli alla Russia e prodotto indubbi risultati mediatici, trasmettendo – cosa che Zelensky ha cercato di fare con la lettera aperta – l’immagine di un’Ucraina capace di colpire la Russia come e quando vuole.
Allo stesso tempo, però, l’episodio del drone marino esploso nel porto rumeno di Costanza, l’impiego sistematico dello spazio aereo dei Paesi baltici per portare attacchi contro l’oblast’ di San Pietroburgo stanno creando dissidi con gli alleati europei e l’esaltazione pubblica di personaggi storici responsabili più o meno direttamente di immani eccidi come Andriy Melyk stanno creando dissidi di non poco conto con gli alleati europei.
Il tutto mentre gli Stati Uniti continuano a riconsiderare la propria presenza militare in Europa.
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