Per ora, il blocco navale statunitense nei confronti dell’Iran rimane in vigore. Nel novero dei soggetti maggiormente colpiti figurano gran parte dei Paesi asiatici e anche la Cina, nonostante la graduale diminuzione della dipendenza dalle energie fossili, l’accumulo di enormi riserve cautelative alla vigilia del conflitto e la diversificazione delle fonti di approvvigionamento a cui Pechino ha provveduto nel corso degli anni.

In realtà, la società di monitoraggio Vortexa attesta che decine di petroliere iraniane hanno eluso il blocco navale statunitense, dirigendosi soprattutto verso l’ex Celeste Impero.
Come reagisce la Cina al blocco navale
Il quale reagisce al blocco navale statunitense e alle minacce dell’amministrazione Trump di imporre nuovi dazi per punire le presunte forniture di armi cinesi all’Iran per un verso minacciando contromisure più o meno simmetriche.
Per l’altro, rinsaldando le relazioni con attori cruciali del Golfo Persico come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, il cui rappresentante, lo sceicco Khaled Mohamed Bin-Zayed, si è recentemente recato a Pechino per incontrare il presidente Xi Jinping e sottolineare in sua presenza la necessità di «rafforzare ulteriormente il partenariato globale tra Emirati Arabi Uniti e Cina nei settori prioritari, promuovendo la cooperazione economica e lo sviluppo tra i due Paesi […], e consolidare ulteriormente le relazioni bilaterali ampliando i margini di collaborazione verso nuovi orizzonti in aree chiave di interesse strategico condiviso».
Maurizio Hu

Startupper e imprenditore italo-cinese.
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