Stando a quanto affermato dal Center for Strategic and International Studies (Csis) in una recentissima analisi, le forze armate statunitensi hanno consumato nell’arco delle ultime sette settimane di combattimenti contro l’Iran almeno il 45% del loro arsenale di missili a guida di precisione, oltre al 50% circa delle riserve di intercettori per sistemi Thaad e Patriot.
Le valutazioni del Csis
Il Csis stima inoltre che siano stati impiegati il 30% delle scorte di missili da crociera Tomahawk, il 20% dei missili aria-terra a lungo raggio e circa il 20% degli intercettori Sm-3 e Sm-6 per il sistema Aegis.

Secondo le valutazioni del Csis, gli Stati Uniti dovranno attendere dai 4 ai 5 anni per ricostituire le scorte.
L’Iran, ha affermato dinnanzi al Congresso il direttore della Defense Intelligence Agency (Dia), generale James Adams, dispone invece a tutt’oggi di migliaia di missili e droni d’attacco che rappresentano una minaccia per le forze statunitensi e alleate nella regione.
Fonti militari e di intelligence raggiunte dal «New York Times» sostengono che l’Iran abbia accesso al 70, 60 e 40% delle scorte prebelliche di missili balistici, lanciatori e droni.
Subito prima che venisse raggiunto l’accordo di cessate il fuoco, tuttavia, funzionari di Teheran avevano confidato ai mediatori pakistani che l’arsenale iraniano conteneva ancora 15.000 missili e 45.000 droni.
Sullo sfondo, il portavoce della Us Navy ha annunciato che il Segretario alla Marina degli Stati Uniti John C. Phelan lascerà l’amministrazione «con effetto immediato». Si tratta dell’ultimo “siluramento” in ordine temporale dopo quelli consumati a danno del capo di Stato Maggiore dell’Us Army, generale Randy George; il responsabile del comando per la trasformazione e l’addestramento dell’esercito, generale David Hodne; il capo del corpo dei cappellani militari, generale William Green Jr.; della procuratrice generale Pam Bondi.
Le “purghe” potrebbero tuttavia non essere ancora concluse, come suggerito dalle costanti frizioni tra il segretario alla Guerra Hegseth e quello alle Forze Armate Driscoll e dalle indiscrezioni riguardo alla crescente sfiducia da parte dell’amministrazione Trump nei confronti della direttrice della National Intelligence Tulsi Gabbard.
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