Nei giorni scorsi, le elezioni parlamentari anticipate tenutesi in Serbia hanno registrato un’affluenza record (70% circa) e consacrato la netta vittoria della cosiddetta Lista Studentesca, titolare di 140 seggi su 250.
Vučić riconosce il successo di Lista Studentesca
Il presidente Vučić ha riconosciuto la sconfitta della sua lista, mentre le strade di Belgrado, Novi Sad, Smederevo e di tutte le principali città serbe si riempivano di sostenitori della compagine vincitrice, nata dalle proteste studentesche scatenatesi dopo il crollo della pensilina presso la stazione di Novi Sad nel 2024.

La presidente della Commissione Europea Von der Leyen ha salutato con entusiasmo il verdetto delle urne, intravedendo all’orizzonte la prospettiva di un rigoroso allineamento della Serbia ai dettami dell’Unione Europea.
Senonché, stando a quanto dichiarato ai microfoni dell’emittente serba di «Russia Today» dal sociologo ed esponente di Lista Studentesca Jovo Bakić, il nuovo governo serbo non imporrà sanzioni alla Russia. Secondo Bakić, «la Serbia rispetta la Russia come grande potenza, partner storicamente importante e, in molti casi, protettore. Non ci saranno cambiamenti in questo aspetto della politica estera».
Qualora venissero imposte da un piccolo Paese come la Serbia, «le sanzioni non cambierebbero sostanzialmente nulla, ma risulterebbero simbolicamente molto negative».
Bakić ha anche affrontato la questione delle forniture energetiche russe da cui la Serbia dipende, affermando che: «non siamo qui per accontentare gli stranieri, ma per agire nel nostro interesse nazionale».
Chiara Nalli

Analista di questioni geopolitiche specializzata in mondo balcanico e collaboratrice del centro studi «Geopolitica».
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