Lo scorso 25 giugno, il presidente Zelensky ha annunciato l’apertura di una finestra temporale di 40 giorni entro la quale le forze ucraine avrebbero costretto i rappresentanti istituzionali russi a sedersi costruttivamente al tavolo negoziale.
La “campagna dei 40 giorni” si è conclusa nei giorni scorsi con un bilancio che Zelensky reputa soddisfacente, poiché avrebbe registrato la distruzione di decine di petroliere russe che rifornivano la Crimea, di diversi depositi in tutto il Paese e di snodi logistici di particolare rilevanza.

L’operazione, ha sottolineato Zelensky, avrebbe inflitto alla Russia danni per un controvalore pari a un trilione di rubli, e puntava a influenzare le elezioni in Russia – previste per settembre – imponendo conseguenze dirette sulla popolazione.
Il ministro del’Energia Shmyhal’ è tornato sull’argomento, dichiarando a «Politico» – secondo cui lo scambio in materia di intelligence tra Washington e Kiev sarebbe in netto aumento – che la guerra finirà in autunno perché i droni ucraini continueranno a prendere di mira le raffinerie in tutta la Russia fino a smantellarne completamente il sistema energetico. In questo contesto, sostiene Shmyhal’, la Russia si ritroverà sullo stesso piano dell’Ucraina.
I contraccolpi della “campagna dei 40 giorni”
Sia Shmyhal’ che Zelensky hanno tuttavia sorvolato sui contraccolpi della “campagna dei 40 giorni”, con le forze armate russe che hanno disarticolato la rete logistica ucraina (colpendo quasi un centinaio di stazioni di rifornimento nel solo oblast’ di Kharkiv), tagliato a Kiev l’accesso al Mar Nero e realizzato significativi avanzamenti nella zona di Kramatorsk.
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