Secondo lo studioso di strategia Michael Vlahos, esistono numerosi esempi eclatanti di nazioni potenti, perfino imperi, che hanno accettato la sconfitta e saputo trarne l’impulso decisivo per cogliere successi strategici a lungo termine. La repubblica romana a Canne. La Prussia a Jena e Auerstedt. Gli Stati Uniti in Vietnam.

La guerra contro l’Iran, sferrata di concerto con Israele, delinea dinnanzi all’amministrazione Trump un rovescio di proporzioni paragonabili, secondo le valutazioni convergenti formulate da specialisti di diversa estrazione come John Mearsheimer, Robert Pape, Trita Parsi e Robert Kagan.
Vlahos: la sconfitta può far bene agli Stati Uniti
Lo stesso Vlahos esprime un parere comparabile, spingendo tuttavia il ragionamento più in profondità.
Secondo Vlahos, l’unica scelta vincente a disposizione del presidente Trump verte sull’accettazione della sconfitta e sulla sua conversione in una presa di coscienza che il mantenimento della dimensione imperiale distrugge l’interesse nazionale.
Roberto Buffagni

Scrittore, autore di testi teatrali, studioso di questioni geostrategiche e collaboratore del sito «Italia e il Mondo». Ha curato il volume La supercazzola. Istruzioni per l’Ugo (Mondadori, 2006) e tradotto il saggio di Peter Bogdanovich Chi diavolo ha fatto quel film? Conversazioni con registi leggendari (La Nave di Teseo, 2024).
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