L’attacco missilistico condotto la scorsa settimana, in pieno giorno, da Israele nel cuore di Beirut attesta una ri-focalizzazione delle attenzioni del governo Netanyahu sul Libano. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa turca «Anadolu» sulla base di confidenze rese da un funzionario libanese, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Turchia e inviato speciale in Siria Tom Barrack avrebbe sottoposto al governo libanese un progetto politico finalizzato sostanzialmente al disarmo di Hezbollah. L’attuazione del piano rappresenterebbe una tappa cruciale verso la “normalizzazione” del Libano propedeutica all’adesione del Paese agli Accordi di Abramo, a cui sta avvicinandosi anche la Siria di al-Jolani in seguito alla revoca delle sanzioni disposta dall’amministrazione Trump. La quale continua in parallelo a lavorare alacremente per il confezionamento di un accordo tra il governo Netanyahu e Hamas, implicante una tregua di due mesi, il graduale rilascio degli ostaggi, la riattivazione dell’assistenza umanitaria, ecc. Significativamente, il primo ministro Netanyahu ha dichiarato, durante il recente incontro alla Casa Bianca con il presidente Trump, che Tel Aviv e Washington sono molto attive nella ricerca di Paesi disposti a cooperare in materia di sfollamento dei palestinesi dalla Striscia di Gaza. Secondo il presidente Trump, per di più, l’Iran avrebbe già accettato di riprendere il dialogo bilaterale con gli Stati Uniti, conformemente alla linea “aperturista” sposata dal presidente Pezeshkian nel corso di una recentissima intervista rilasciata a Tucker Carlson. Senonché, fonti interne al governo di Teheran hanno riferito all’emittente «Press Tv» che «il regime [israeliano] cerca la guerra, e dubitiamo che Trump si opporrebbe. Noi, in ogni caso, siamo in uno stato di piena prontezza operativa». La “gola profonda” ha quindi definito “ingannevoli” gli incontri tra emissari iraniani e statunitensi, spiegando che «se Trump crede davvero che, dopo l’attacco al nostro programma nucleare, ci fideremmo di un accordo diplomatico con gli Stati Uniti, significa che non è un buon negoziatore». L’Iran si sta quindi preparando, come si evince dalla recente intesa, rivelata da «Middle East Eye», in base alla quale Pechino ha rifornito Teheran di sistemi antimissilistici in cambio di carichi di petrolio iraniano, oltre che di velivoli J-10.
Roberto Iannuzzi

Arabista, saggista, analista geopolitico e gestore del sito «Intelligence for the People». È autore dei volumi Geopolitica del collasso. Iran, Siria e Medio Oriente nel contesto della crisi globale (Castelvecchi, 2014), Se Washington perde il controllo. Crisi dell’unipolarismo americano in Medio Oriente e nel mondo (Castelvecchi, 2017), e Il 7 ottobre tra verità e propaganda. L’attacco di Hamas e i punti oscuri della narrazione israeliana (Fazi, 2024).
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