L’ultimo atto, almeno per ora, della guerra commerciale scatenata da Donald Trump è consistito nell’ulteriore innalzamento delle barriere tariffarie nei confronti della Cina al 245%, a cui è stata comunque accordata una esenzione per quanto concerne una serie di merci ad alto contenuto tecnologico. La decisione giunge al culmine di un durissimo botta e risposta tra Washington e Pechino che ha visto l’ex Celeste Impero reagire con estrema fermezza alle restrizioni statunitensi, e gli Stati Uniti sospendere in via provvisoria – verso tutti ad eccezione della Cina – i dazi che erano stati imposti in occasione del cosiddetto “Liberation Day” a seguito delle pesanti ripercussioni che questi ultimi avevano prodotto sul corso del dollaro, sui mercati azionari e sui rendimenti dei Buoni del Tesoro statunitensi. L’irremovibilità di Pechino è risultata molto stridente rispetto all’atteggiamento estremamente conciliatorio adottato dall’Unione Europea, a cui Trump aveva richiesto di acquistare ulteriori 350 miliardi di dollari di forniture energetiche per correggere lo squilibrio commerciale transatlantico. Sussiste infatti la concreta possibilità che il “vecchio continente” si pieghi al diktat imposto dagli Usa, che sembrano propensi ad abbassare le barriere tariffarie nei confronti dei partner disposti a recidere o quantomeno ridurre i rapporti di collaborazione con la Cina. Parallelamente, Trump ha ingaggiato una lotta senza quartiere contro il governatore della Federal Reserve Jerome Powell, la cui politica monetaria restrittiva è vista come fumo negli occhi dal governo. L’attacco diretto contro l’indipendenza della Banca Centrale, foriero di pesanti turbolenze sui mercati finanziari, sul corso del dollaro e sui rendimenti dei titoli di Stato, ha spinto il presidente ad assicurare che non licenzierà Powell. Per ora.
Demostenes Floros

Analista geopolitico ed economico, saggista e docente a contratto presso il Master in Relazioni Internazionali d’Impresa Italia-Russia presso l’Università di Bologna. Dal 2019 è Senior Energy Economist presso il Centro Europa Ricerche (Cer) ed è coordinatore del corso di geopolitica organizzato dall’Università aperta di Imola. È autore di volumi Guerra e pace dell’energia. La strategia per il gas naturale dell’Italia tra Federazione Russa e Nato (Diarkos, 2019), e Crisi o transizione energetica. Come il conflitto in Ucraina cambia la strategia europea per la sostenibilità (Diarkos, 2022).









