Nelle scorse ore, droni a lungo raggio ucraini hanno colpito il terminale petrolifero di San Pietroburgo. «Reuters» riporta che l’Ucraina ha preso di mira anche infrastrutture militari intorno a Kronstadt, mentre il presidente Zelensky ha dichiarato che gli attacchi hanno raggiunto strutture collegate alla macchina da guerra della Russia.

L’attacco ucraino si è materializzato nel giorno di apertura del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, uno dei principali eventi di vetrina del Cremlino, e si inserisce nel contesto di una pesante escalation in atto quantomeno dalla metà di maggio.
San Pietroburgo al centro dell’escalation in atto
Cioè da quando gli ucraini hanno colpito con un’ondata di droni un dormitorio universitario a Starobelsk, nell’oblast’ di Lugansk, che ha mietuto una ventina abbondante di giovani vittime.
La rappresaglia russa si è dispiegata per ora attraverso due pesanti attacchi missilistici consumati il primo nella notte a cavallo tra il 23 e il 24 maggio, e il secondo tra il 31 maggio e l’1 giugno.
In entrambi i casi, le forze armate russe hanno colpito con droni e missili di ogni tipo – tra cui il micidiale Oreshnik – Kiev ed altre importanti città ucraine, nell’ambito di una campagna che, stando a quanto dichiarato da Mosca, prevede «nuove ondate di attacchi sistematici» contro centri decisionali, posti di comando e impianti di produzione di droni.
Tiziano Ciocchetti

Storico e analista militare specializzato in armamenti sia nazionali che esteri.
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