Dopo quattro anni di guerra russo-ucraina, i leader europei tirano le somme del conflitto. A modo loro.
«La Russia non ha raggiunto i suoi obiettivi militari in Ucraina. Non riuscendo ad avanzare sul campo di battaglia, prende deliberatamente di mira civili e infrastrutture critiche ucraine, comprese quelle energetiche, ospedali, scuole ed edifici residenziali, nel mezzo di un inverno rigido. Gli ucraini restano straordinari per fermezza, determinazione e resilienza», hanno dichiarato all’unisono Ursula Von der Leyen, Antonio Costa e Roberta Metsola.
Il premier britannico Keir Starmer, invece, ha affermato che «dopo quattro anni di guerra, il nostro messaggio al popolo ucraino è semplice: la Gran Bretagna è al vostro fianco. Oggi intensifichiamo il nostro sostegno militare, umanitario e per la ricostruzione e resteremo al fianco dell’Ucraina finché sarà necessario per una pace giusta e duratura. La Russia non vincerà questa guerra. Gloria all’Ucraina».
Per il presidente francese Emmanuel Macron, «questi quattro anni di guerra rappresentano un triplice fallimento per la Russia: militare, economico e strategico. Ha rafforzato la Nato, la cui espansione la Russia voleva evitare, ha mobilitato gli europei, che cercava di indebolire, e ha messo a nudo la fragilità di un imperialismo tipico di epoche passate. Poiché l’Ucraina è la prima linea di difesa del nostro continente, la Francia e l’Europa sono risolutamente al suo fianco».
Macron ha quindi aggiunto che, «dal momento che non ci sarà mai pace senza sicurezza e la nostra sicurezza è decisa in Ucraina, continueremo a lavorare all’interno della “coalizione dei volenterosi”».
Kaja Kallas, dal canto suo, ha dichiarato che, dopo quattro anni di guerra, «in solidarietà con il popolo ucraino, issiamo la bandiera ucraina accanto a quella dell’Unione Europea presso la sede della nostra diplomazia. Si tratta di molto di più di un semplice simbolo. Il futuro dell’Ucraina è nell’Unione Europea. Con il nostro sostegno, gli ucraini resistono e restano saldi. Il modo più rapido per porre fine a questa guerra è aumentare la pressione sulla Russia e fornire maggiore sostegno all’Ucraina».

Giorni prima, in occasione della Conferenza per la Sicurezza di Monaco, il cancelliere Friedrich Merz aveva affermato che la Russia «non è disposta a parlare seriamente e lo sarà solamente quando Mosca avrà esaurito tutte le sue risorse economiche e militari. Pertanto, la Germania e l’Europa dovranno fare di tutto per portare i russi a raggiungere il loro limite».
Alla fine del 2025, il primo ministro svedese Ulf Kristersson aveva posto l’accento sulla necessità di promuovere l’«isolamento di lungo termine della Russia», in quanto «questo conflitto non finirà mai». A loro volta, le esternazioni di Kristersson echeggiano il contenuto dei discorsi formulati dal segretario generale della Nato Mark Rutte, che ha ripetutamente parlato di «guerra perpetua» nei confronti della Russia. Il suo predecessore, Anders Fogh Rasmussen, aveva dichiarato al «Guardian» che «l’Ucraina deve affrontare una guerra perpetua a meno che l’Europa non aumenti la pressione sulla Russia».
L’inascoltato monito di Wang Yi dopo quattro anni di guerra
L’Europa si mostra quindi assai poco ricettiva al monito formulato sempre in occasione della Conferenza per la Sicurezza di Monaco dal ministro degli Esteri cinese Wang Yi, secondo cui i Paesi del “vecchio continente” «hanno tutto il diritto di partecipare ai negoziati purché propongano soluzioni sensate in grado di affrontare le cause profonde della guerra, a beneficio della futura architettura di sicurezza europea».
Gianandrea Gaiani

Giornalista, saggista e direttore della rivista «Analisi Difesa». Dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. È autore di numerosi volumi, tra cui Immigrazione. La grande farsa umanitaria (Aracne Editrice, 2017) e L’ultima guerra contro l’Europa. Come e perché tra Russia, Ucraina e Nato le vittime designate siamo noi (Il Cerchio, 2023).
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