L’oro ha raggiunto nuovi massimi, oltrepassando la soglia critica dei 2.600 dollari per oncia. Una crescita sbalorditiva, se si pensa che fino al 1971 veniva scambiato per 35 dollari l’oncia e ancora al gennaio del 2024 non aveva ancora raggiunto i 2.000 dollari per oncia. Sono numerosi i fattori che concorrono a spiegare questa crescita vertiginosa e apparentemente inarrestabile: dall’inasprimento delle tensioni geopolitiche alle decisioni di politica monetaria della Federal Reserve, passando per l’attivismo delle Banche Centrali (non soltanto) asiatiche. Va tuttavia considerato l’apporto fornito dalla speculazione, la cui spinta propulsiva sta già da molto tempo alimentando i listini azionari sia statunitensi che europei. Ne parliamo assieme ad Alessandro Volpi, saggista e docente di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa.
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