Da ormai una quindicina d’anni, la bilancia del potere mondiale registra un’avanzata a tutto campo del Qatar, un piccolo Emirato del Golfo Persico capace di trasformare la ricchezza finanziaria accumulata attraverso l’esportazione delle ingenti disponibilità di idrocarburi in enorme influenza politica. Gli investimenti del fondo sovrano qatariota si orientano sia verso l’acquisizione di partecipazioni azionarie critiche (in settori come la difesa, aerospazio, il nucleare, l’informatica, la cybersicurezza, l’intelligenza artificiale, ecc.), sia in direzione del foraggiamento di gruppi politici di ispirazione religiosa come la Fratellanza Musulmana. La penetrazione di Doha si è realizzata anche nel comparto mediatico-sportivo, con l’assunzione delle quote di controllo di società come il Paris Saint-Germain e il Manchester City che, di concerto con l’attivazione di complessi meccanismi corruttivi, ha spalancato le porte all’assegnazione al Qatar dei Mondiali di Calcio del 2022. La capacità dell’Emirato di incidere sulla definizione delle traiettorie operative di Paesi chiave come gli Stati Uniti, la Francia, la Gran Bretagna, la Turchia e l’Egitto ne è risultata inesorabilmente accresciuta. Al punto che interi settori produttivi occidentali dipendono ormai dai capitali qatarioti. Parliamo di tutto questo assieme a Chiara Nalli, studiosa di questioni economiche e strategiche.
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