Si è conclusa la telefonata, durata circa due ore, tra i presidenti Putin e Trump. Il colloquio si è rivelato piuttosto costruttivo. Stando a quanto riportato dal «Financial Times» sulla base di confidenze rese da diverse fonti di alto livello, i leader europei, tuttora impegnati a interrompere completamente gli approvvigionamenti di energia dalla Russia entro il 2027, sarebbero rimasti “sbalorditi” dal resoconto fornito loro da Trump. Quest’ultimo avrebbe infatti comunicato l’intenzione degli Stati Uniti di sfilarsi formalmente dalle trattative tra Mosca e Kiev e abbandonare la linea della pressione economica sul Cremlino attraverso le sanzioni. Il presidente Zelensky, dal canto suo, ha ribadito che l’Ucraina ambisce a porre fine al conflitto, ma non ritirerà le forze armate da parti del proprio territorio, non cederà agli ultimatum della Russia e non abbandonerà le proprie aspirazioni di adesione alla Nato. Ha inoltre chiesto a Trump di non prendere alcuna decisione riguardo all’Ucraina senza il consenso dell’Ucraina. Secondo il «Wall Street Journal», la presa di posizione di Trump certificherebbe tuttavia il fallimento del piano che lo stesso Zelensky aveva concepito per ottenere il pieno supporto degli Stati Uniti. Nonostante Kiev, scrive il quotidiano statunitense, «abbia accettato quasi tutte le proposte di Trump, tra cui un accordo sui minerali e negoziati di pace in Turchia, Trump si è mostrato più incline a sostenere il piano di Mosca dopo una conversazione con Vladimir Putin». Segno che, come ha sottolineato Mario Draghi nel corso di un intervento tenuto in occasione del simposio Cotec 2025 in Portogallo, «per gli europei potrebbe essere troppo tardi per influenzare gli eventi a breve termine. Anche se abbiamo fornito circa la metà degli aiuti militari all’Ucraina, probabilmente saremo spettatori passivi in un negoziato di pace che riguarda il nostro futuro e i nostri valori». Sotto il coordinamento del quartetto dei “volenterosi” formato da Macron, Merz, Starmer e Tusk, gli europei si erano spinti a intimare a Mosca di proclamare una tregua di 30 giorni entro il 12 maggio, pena l’imposizione di nuove sanzioni poi state a fronte dell’atteggiamento derisorio adottato nei loro confronti dal Cremlino. Nel corso di una recente intervista televisiva, per di più, Merz ha illustrato il nucleo concettuale del piano che il governo di Berlino ha predisposto, in collaborazione con l’Unione Europea, per continuare a sostenere la difesa ucraina fino alla fine della guerra, che a suo avviso dovrebbe verificarsi “per sfinimento” dell’esercito russo. «D’ora in poi – ha spiegato Merz – l’Ucraina sarà armata a tal punto che Putin non potrà più continuare le operazioni militari». Parallelamente, stando a quanto riferito al «Washington Post» da fonti interne alla diplomazia statunitense, Trump avrebbe avvertito il primo ministro Netanyahu che gli Stati Uniti abbandoneranno Israele se le operazioni militari in Terra Santa non cesseranno.
Fabio Mini

Saggista, collaboratore de «Il Fatto Quotidiano», ex Capo di Stato Maggiore del Comando Nato del Sud Europa e comandante della missione internazionale in Kosovo. È autore di numerosi volumi, tra cui Le regole della guerra. Un commento alle massime di Quinton alla luce del conflitto in Ucraina (Mimesis, 2022), L’Europa in guerra (PaperFirst, 2023), La Nato in guerra. Dal patto di difesa alla frenesia bellica (Dedalo, 2025).











