Nell’Annual Treath Assessment per l’anno 2025, la National Intelligence diretta da Tulsi Gabbard ha individuato in Cina, Russia, Iran e Corea del Nord le principali minacce statuali alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Il documento approfondisce nel dettaglio la natura delle minacce portate da ogni singolo attore, ma giunge alla conclusione che l’insidia maggiore ascrivibile ai quattro soggetti riguarda il loro crescente grado di interconnessione reciproca. Le relazioni di carattere prevalentemente bilaterale istituite tra Cina, Russia, Corea del Nord e Iran «hanno rafforzato le loro capacità sia individuali che collettive di minacciare e danneggiare gli Stati Uniti, e accresciuto i livelli di resilienza rispetto agli sforzi profusi dagli Stati Uniti e dall’Occidente nel suo complesso per limitare o scoraggiare le loro attività». La guerra russo-ucraina ha funto da catalizzatore, ma «è probabile che la tendenza si consolidi a prescindere dall’esito della guerra», dando origine a un allineamento destinato a incrementare le possibilità che le tensioni o i conflitti tra gli Stati Uniti e uno qualsiasi degli avversari in oggetto finisca per coinvolgerne almeno un altro. Significativamente, la valutazione espressa dalla National Intelligence risulta sotto diversi aspetti sovrapponibile a quella formulata dal politologo russo Dmitrij Trenin, secondo cui sarebbe a tutt’oggi in atto una guerra mondiale tra l’Occidente e questo gruppo di forze anti-egemoniche. «Per l’America e l’Europa – scrive Trenin – non è ancora l’ultima battaglia, ma è sicuramente quella decisiva. L’Occidente non è in grado di accettare la perdita della sua egemonia mondiale. Non si tratta solo di geopolitica. L’ideologia occidentale (il globalismo politico-economico e il post-umanesimo socio-culturale) rifiuta organicamente la diversità, l’identità nazionale o civile e la tradizione. Il rifiuto dell’universalismo per l’Occidente contemporaneo significa una catastrofe: non è pronto per uno status regionale. Pertanto, l’Occidente, riunendo le sue notevoli risorse e contando sul suo vacillante ma ancora esistente primato tecnologico, cerca di distruggere coloro che ha designato come rivali». Allo stato attuale, prosegue il politologo, «due focolai di guerra mondiale sono in fiamme: l’Europa orientale e il Medio Oriente. Da tempo se ne è delineato un terzo: l’Asia orientale (Taiwan, penisola coreana, Mar Cinese Meridionale e Orientale). La Russia è direttamente coinvolta nella guerra in Europa; i suoi interessi sono in gioco in Iran; può essere coinvolta in un modo o nell’altro in Estremo Oriente. I focolai possono moltiplicarsi. Ne possono essere creati di nuovi, dall’Artico all’Afghanistan, e non solo lungo il perimetro dei confini del Paese, ma anche al suo interno. Diversamente dalle precedenti strategie di guerra, che prevedevano, oltre alla distruzione della volontà del nemico e alla privazione della sua capacità di resistenza, anche il controllo del suo territorio, le strategie moderne non puntano all’occupazione dello Stato nemico, ma alla provocazione di destabilizzazione interna e caos». Ogni metodo è lecito per raggiungere l’obiettivo di eliminare il nemico, debitamente privato del suo carattere umano. Trenin conclude il suo saggio proponendo una serie di iniziative da adottare per affrontare al meglio questo confronto esistenziale.
Roberto Buffagni

Scrittore, autore di testi teatrali, studioso di questioni geostrategiche e collaboratore del sito «L’Italia e il Mondo». Ha curato il volume La supercazzola. Istruzioni per l’Ugo (Mondadori, 2006) e tradotto il saggio di Peter Bogdanovich Chi diavolo ha fatto quel film? Conversazioni con registi leggendari (La Nave di Teseo, 2024).
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