Il vertice della Nato di Washington, tenutosi tra il 9 e l’11 luglio, si è concluso con un documento finale in cui i Paesi membri si impegnano ad assicurare a Kiev sostegno militare per un controvalore di 43 miliardi di dollari entro il 2025, e affermano che il processo di adesione dell’Ucraina all’Alleanza Atlantica è “irreversibile” senza tuttavia formulare alcun piano dettagliato per definirne tempi e modalità d’ingresso. Simultaneamente, il segretario di Stato Usa Antony Blinken ha spiegato che già nell’estate in corso cominceranno a volare sui cieli dell’Ucraina i 43 caccia F-16 che Olanda e Danimarca hanno concordato di trasferire a Kiev. Altri 16 velivoli dello stesso tipo verranno forniti dalla Norvegia. A margine del vertice di Washington, l’amministrazione Biden e il governo tedesco guidato da Olaf Scholz hanno rilasciato un comunicato congiunto in cui si annuncia che gli Stati Uniti avvieranno a partire dal 2026 il dispiegamento di missili a lungo raggio Tomahawk, Sm-6 e vettori ipersonici ancora in fase di sviluppo sul territorio della Germania. La misura va a potenziare lo scudo missilistico statunitense composto da sistemi Mk-41 installati in Polonia e Romania, in grado di lanciare sia intercettori che missili da crociera armati di testata convenzionale o nucleare. L’amministrazione Biden ha quindi annunciato l’imminente schieramento di forze da combattimento e armi letali in 15 basi militari in Finlandia. Per tramite dell’ambasciatore a Washington Anatolij Antonov, Mosca ha fatto sapere che adotterà adeguate contromisure, specificando che i piani americani di schierare missili a lungo raggio in Europa rappresentano una minaccia per la sicurezza globale e potrebbero aprire la strada a un’escalation delle già tese relazioni tra Russia e la Nato. Lavrov si è spinto oltre, chiarendo senza mezzi termini che, nell’eventualità dell’ingresso di Kiev nella Nato, «l’Ucraina scomparirà, o sarà la Nato a scomparire». Nel documento di Washington si menziona inoltre in maniera esplicita la Repubblica Popolare Cinese, accusata di sostenere lo sforzo bellico russo attraverso la fornitura di tecnologie critiche e componentistica. Nel testo si specifica per di più che la Repubblica Popolare sarà chiamata a pagare un prezzo in termini di «reputazione e interessi» per la sua collaborazione de facto alla campagna militare russa. Analizziamo questa complicata situazione assieme a Jacques Baud, saggista ed ex colonnello dell’intelligence svizzera specializzato in questioni russe ed europee, con impieghi presso la Nato e le Nazioni Unite.
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