Le guerre balcaniche verificatesi nel corso degli anni ’90 sono un evento storico impresso nella memoria di molti italiani, che risultano tuttavia ancora oggi ricostruite secondo una logica di criminalizzazione esclusiva dei serbi. Slobodan Milošević, Radovan Karadžić, Ratko Mladić e la “tigre Arkan” sono personaggi noti pressoché a chiunque, in quanto perseguiti dagli stessi tribunali internazionali che hanno manifestato un atteggiamento ben diverso nei confronti degli esponenti di spicco degli altri gruppi etnici coinvolti nel conflitto. Cerchiamo di inquadrare quella realtà assieme a un professionista che ha avuto modo di conoscerla da vicino come Antonio Evangelista, saggista e funzionario di Polizia con all’attivo incarichi operativi per conto delle Nazioni Unite, dell’Unione Europa e del governo italiano nei Balcani. In qualità di esperto di antiterrorismo in forza all’Interpol, è stato assegnato a Giordania e regione circostante dal 2015 al 2022. Tra il settembre e il dicembre 1982 ha prestato servizio come paracadutista di pattuglia presso i campi profughi di Sabra e Châtila, dove pochi giorni prima si era consumato il terribile massacro di palestinesi e sciiti libanesi perpetrato dai falangisti cristiano-maroniti di Elie Hobeika sotto la supervisione de facto delle formazioni israeliane guidate dal generale Ariel Sharon.
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