In una recente analisi pubblicata per «Analisi Difesa», il generale Maurizio Boni ha evidenziato una serie di parallelismi tra la guerra russo-ucraina e quella sferrata dalla coalizione israelo-statunitense contro l’Iran.

Nel pezzo, Boni sottolinea che i due conflitti rappresentano «due varianti dello stesso progetto strategico. Cambiano gli attori regionali, cambiano le geografie, ma la struttura del conflitto, vale a dire chi lo vuole, perché lo vuole, come lo combatte, rimane sorprendentemente identica».
In entrambi i casi, «l’obiettivo degli Stati Uniti non è il contenimento dell’avversario, la logica classica della deterrenza che ha governato la Guerra Fredda, ma la sua eliminazione come soggetto geopolitico autonomo».
Sul piano operativo, rileva Boni, «entrambi i conflitti si svolgono attraverso la stessa modalità dell’eliminazione dell’avversario per mezzo di una coalizione coordinata dagli Stati Uniti».
Sul piano della «comunicazione strategica pubblica mainstream, internazionale e nazionale, Russia e Iran condividono lo stesso destino retorico: entrambe sono presentate come minacce ontologiche all’ordine internazionale, entrambe le loro società vengono descritte come arretrate, dispotiche, incapaci di autoriforma».
Sul piano diplomatico, osserva ancora Boni, «Russia e Iran adottano lo stesso linguaggio e la stessa logica negoziale. Entrambe rifiutano l’impostazione occidentale che vorrebbe risolvere i conflitti attraverso cessate il fuoco tecnici seguiti da negoziati sullo status quo. Per Mosca come per Teheran, una tregua che non rimuova le cause strutturali del conflitto è semplicemente una pausa che avvantaggia l’avversario. Le loro proposte muovono dagli stessi presupposti della necessità di identificare e rimuovere le “cause profonde” dei conflitti, non limitarsi a gestire le conseguenze immediate. Creare le condizioni perché non si torni più a combattere nel futuro».
Anche sul versante economico emergono palesi analogie. Secondo Boni, «Russia e Iran sono entrambe sottoposte a regimi sanzionatori di straordinaria intensità, costruiti nel corso di anni con l’obiettivo di erodere la capacità economica e la tenuta sociale dei due Paesi. A ciò si aggiunge il congelamento di ingenti beni sovrani all’estero, una misura che confonde le frontiere tra guerra economica e confisca patrimoniale, e che ha già sollevato interrogativi profondi sulla credibilità del dollaro come valuta di riserva globale».
SOSTEGNO

I MIEI LIBRI
https://amzn.to/3S77B0s
Guida gratuita
Oltre la Notizia
Come leggere il mondo che i media non ti raccontano. I 5 filtri pratici per non fermarti alla superficie.
Scarica gratis la guida










