I funerali della Guida Suprema Ali Khamenei, tenutisi a Qom soltanto poche ore fa, hanno registrato la partecipazione di milioni e milioni di iraniani oltre che di rappresentanti istituzionali di più di cento Paesi di tutto il mondo.

Mentre le esequie di Ali Khamenei si concludevano, le forze armate statunitensi lanciavano una serie di attacchi contro l’Iran con l’obiettivo di imporre a Teheran costi pesanti per aver preso di mira in acque internazionali tre navi commerciali intente ad attraversare lo Stretto di Hormuz.
Dopo i funerali di Ali Khamenei, gli Usa hanno ripristinato le sanzioni contro il petrolio iraniano
Dal canto suo, l’Iran ha respinto qualsiasi addebito e, forte della dimostrazione di coesione interna offerta dai funerali di Ali Khamenei, sferrato attacchi di rappresaglia contro strutture statunitensi in Bahrain e Kuwait, mentre l’amministrazione Trump ha rincarato la dose, disponendo la reintroduzione delle sanzioni sul petrolio iraniano attraverso la sospensione del provvedimento che autorizzava l’export petrolifero iraniano fino al 21 agosto.
L’iniziativa di Washington ha innescato una risalita dei prezzi del petrolio superiore al 5%, mentre alla fine di giugno le riserve strategiche statunitensi crollavano a quota 325,7 milioni di barili, toccando il livello più basso mai raggiunto dal maggio 1983 – cioè da quando il Dipartimento per l’Energia ha cominciato a fornire dati al riguardo.
Si tratta di un limite particolarmente pesante, dal momento che la capacità degli Stati Uniti di tenere a freno l’incremento del prezzo del petrolio risulta strettamente dipendente dalla possibilità di attingere alle riserve strategiche.
Alberto Bradanini

Ex ambasciatore d’Italia a Teheran e Pechino, saggista e presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea. È autore di numerosi volumi, tra cui Cina. L’irresistibile ascesa (Sandro Teti, 2022), e Cina. Dall’umanesimo di Nenni alle sfide di un mondo multipolare (Anteo Edizioni, 2023).
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