Recentissimamente, l’ammiraglio Brad Cooper, a capo del Centcom, ha presentato il rapporto sulle prime 72 ore dell’Operazione Epic Fury, scatenata dagli Stati Uniti contro l’Iran in parallelo all’Operazione Roaring Lion israeliana.

Cooper ha spiegato che i raid condotti nel contesto di Epic Fury si sono concentrati sull’infrastruttura di comando e controllo dei Pasdaran, sui sistemi di difesa aerea, sui lanciatori di missili balistici, sui depositi di munizioni, su navi e sottomarini in dotazione alla marina militare, su siti missilistici antinave e su altri obiettivi disseminati in gran parte del territorio iraniano.
La finalità di Epic Fury consiste nel «degradare la capacità dell’Iran di coordinare le operazioni e proiettare la forza in tutti i domini». I siti nucleari non sono elencati tra gli obiettivi di Epic Fury, sebbene alcuni di essi siano stati colpiti più o meno deliberatamente.
Secondo Cooper, le forze statunitensi stanno attribuendo la priorità a bersagli in grado di rappresentare una “minaccia imminente”, sottolineando che l’intera Operazione Epic Fury verte sulla distruzione delle risorse che pongono Teheran nelle condizioni di lanciare attacchi missilistici, sostenere operazioni navali o dirigere risposte difensive.
Il Centcom spiega che le oltre 1.700 sortite sono stare effettuate nei primi tre giorni hanno coinvolto una vasta gamma di apparecchiature militari statunitensi, quali bombardieri strategici B-1, B-2 e B-52, caccia F-35 e F-22, droni di vario tipo, gruppi di attacco delle portaerei.
Quanto a Israele, il servizio stampa dell’Israeli Defense Force riferisce che, nei primi tre giorni di Operazione Roaring Lion, l’aeronautica militare ha effettuato oltre 1.600 sortite, sganciato circa 4.000 munizioni e distrutto circa 300 lanciatori iraniani.
Come Teheran ha risposto a Epic Fury-Roaring Lion
A sua volta, l’Iran ha colpito fin da subito con ondate continue di attacchi praticamente tutte le installazioni statunitensi in Medio Oriente, da quelle militari a quelle a doppio uso, oltre che le principali città israeliane.
Anche le infrastrutture areali collegate alla produzione, allo stoccaggio e alla commercializzazione di petrolio e gas sono state bersagliate, con conseguente strozzatura dell’offerta energetica globale aggravata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Attualmente, i prezzi stanno salendo alle stelle.
Le autorità di Teheran hanno accusato Israele di aver condotto un attacco con droni contro strutture appartenenti al colosso petrolifero Saudi Aramco, nell’ambito di un’operazione sotto falsa bandiera che potrebbe essere replicata per colpire il porto emiratino di Fujairah.
Alle accuse iraniane hanno fatto eco le dichiarazioni del giornalista Tucker Carlson, secondo cui i servizi di sicurezza di Arabia Saudita e il Qatar avrebbero proceduto all’arresto in territorio nazionale di agenti del Mossad intenti a pianificare attentati.
«Perché gli israeliani dovrebbero commettere attentati nei Paesi del Golfo già sotto attacco dell’Iran? Non sono forse dalla stessa parte? No. Israele intende danneggiare l’Iran, il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita, il Bahrein, l’Oman e il Kuwait», ha affermato Carlson.
L’atteggiamento “incrementale” tenuto dall’Iran, che di ora in ora intensifica il tenore e la portata degli attacchi, sembra dettato dalla convinzione di avere disponibilità di risorse e capacità di incassare i colpi subiti nettamente superiori alle controparti.
Secondo il presidente Trump, tuttavia, «le riserve di munizioni degli Stati Uniti, di livello sia medio che medio-alto, non sono mai state così elevate. Abbiamo una scorta praticamente illimitata di queste armi. Le guerre possono essere combattute “per sempre”, e con grande successo, soltanto attingendo a queste scorte».
Per l’inquilino della Casa Bianca, gli Stati Uniti dispongono di scorte notevoli, ma che potrebbero comunque essere più ampie se «Sleepy Joe Biden non avesse speso tutto il suo tempo e i soldi del nostro Paese per consegnare al P.T. Barnum dell’Ucraina [Zelensky, nda] munizioni per un valore di centinaia di miliardi di dollari».
«Per fortuna, ho ricostruito l’esercito durante il mio primo mandato e sto continuando a farlo. Gli Stati Uniti sono riforniti di tutto punto e pronti a vincere, alla grande!», ha affermato Trump.
Salvo Ardizzone

Consulente societario e saggista specializzato in questioni mediorientali. È autore di numerosi volumi, tra cui Unipolarismo vs multipolarismo. Una visione geopolitica non asservita (Passaggio al Bosco, 2022), Ecologia vs natura. Un percorso per il ritorno all’umano (Passaggio al Bosco nel 2023), Medio Oriente. Dall’egemonia Usa alla resistenza islamica 1945-2006 (Arianna editrice, 2021), Medio Oriente. Risveglio islamico e false primavere (Arianna Editrice, 2022), Medio Oriente. La guerra in Siria, la Resistenza Islamica Palestinese (Arianna Editrice, 2024).
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