La scorsa settimana, Thomas Massie, deputato repubblicano del Kentucky e figura iconica del movimento Make America Great Again (Maga), è stato sconfitto da Ed Gallrein.

Gallrein, ex capitano della Marina sostenuto dal presidente Trump e dalla Israel Lobby statunitense, ha avuto la meglio su Thomas Masse nell’ambito della sfida elettorale più costosa della storia per un seggio alla Camera. Si parla di oltre 32 milioni di dollari, 9 dei quali forniti da gruppi di pressione filo-israeliani.
Non solo Thomas Massie: anche Tulsi Gabbard esce di scena
Parallelamente alla sconfitta di Thomas Massie, Tulsi Gabbard ha rassegnato le dimissioni dal ruolo di direttrice della National Intelligence adducendo come motivazione l’esigenza di sostenere suo marito, a cui è stata diagnosticata una rara forma di tumore alle ossa. Nel corso dei mesi, la posizione della Gabbard si era fatta sempre più precaria, a causa di dissidi con la corrente interna al governo collocata su posizioni più vicine a Israele e all’interventismo statunitense all’estero.
La Gabbard rappresenta l’ultima di una lunga serie di “vittime sacrificali” interne all’amministrazione Trump: dalla procuratrice generale Pam Bondi al direttore dell’unità antiterrorismo Joe Kent; dai generali Randy George, David Hodne e William Green al segretario alla Marina John Phelan.
Marcello Foa

Giornalista, saggista, ex presidente della «Rai» e docente di comunicazione presso l’Università Cattolica di Milano e all’Università della Svizzera italiana di Lugano. È direttore di «Liberti Media». È autore di numerosi volumi, tra cui Gli stregoni della notizia. Come si fabbrica informazione al servizio dei governi (Guerini e Associati, 2018), Il sistema (in)visibile. Perché non siamo più padroni del nostro destino (Guerini e Associati, 2022), e La società del ricatto. E come difendersi (Guerini e Associati, 2025).
SOSTEGNO












