Mentre, attraverso un pittoresco post sul suo profilo X, il presidente Trump cerca di fugare i crescenti dubbi circa l’adeguatezza delle scorte di materiale militare nella disponibilità degli Stati Uniti, il segretario alla Guerra Hegseth ha fornito alcune delucidazioni in merito all’andamento dell’Operazione Epic Fury scatenata sabato 28 febbraio contro l’Iran in concomitanza con l’Operazione Roaring Lion israeliana.
Cosa ha dichiarato Hegseth
Per Hegseth, «gli Stati Uniti d’America stanno vincendo in modo deciso, devastante e senza pietà».
«I generali più importanti non possono più comunicare né coordinarsi nella loro offensiva e questo naturalmente non è un bene per loro. L’aeronautica iraniana non esiste più, è stata costruita nel 1996 e distrutta nel 2026. La marina iraniana è praticamente affondata nel Golfo Persico, abbiamo decimato la loro flotta», ha affermato Hegseth.

Allo stesso tempo, tuttavia, il Pentagono valuta il trasferimento di sistemi di difesa aerea Thaad e Patriot dalla Corea del Sud al teatro mediorientale, dove le infrastrutture militari e a doppio uso statunitensi continuano, così come l’intero territorio israeliano, a essere colpite da missili e droni iraniani.
Anche gli impianti di estrazione, stoccaggio e commercializzazione di petrolio e gas di tutto il Golfo Persico sono entrati nel mirino di Teheran, che ha parallelamente chiuso lo stretto di Hormuz provocando una drastica strozzatura nell’offerta dell’energia foriera di rialzi forsennati dei prezzi.
Le implicazioni si sono rivelate particolarmente gravi per l’Unione Europea, che secondo il «Financial Times» si sarebbe addirittura spinta a esercitare forti pressioni sul presidente Zelensky affinché riattivi il flusso di petrolio russo transitante attraverso l’oleodotto Druzhba.
Anche negli Stati Uniti, tuttavia, l’impatto della destabilizzazione del Medio Oriente è destinato a farsi sentire, sotto forma di forte aumento dell’inflazione. Il che concorre a spiegare i risultati emersi da un sondaggio realizzato da «Reuters», secondo cui soltanto il 27% dei cittadini statunitensi appoggia l’attacco contro l’Iran ordinato dal presidente Trump.
Un altro indizio che la situazione sia molto meno sotto controllo degli Stati Uniti rispetto a quanto asserito da Trump ed Hegseth lo si ricava chiaramente dalle dichiarazioni rilasciate da tre senatori democratici a margine di un briefing a porte chiuse focalizzato sulla situazione in Iran.
Elizabeth Warren sostiene che «la situazione è molto peggiore di quanto si possa immaginare», e che l’amministrazione Trump non ha alcun piano.
Ed Markey ha parlato apertamente di guerra illegale basata su menzogne, scatenata in assenza di qualsiasi exit strategy.
Richard Blumenthal, solitamente vicino al repubblicano neocon Lindsey Graham in materia di politica estera, ha invece affermato di essere «più spaventato che mai» dalla concreta prospettiva che gli Stati Uniti procedano con un’invasione di terra dell’Iran.
Stando alle indiscrezioni pubblicate dall’«Associated Press» sulla base di confidenze rese da fonti kurde di alto livello, la Cia starebbe cercando di ricavarsi come forza di terra sostitutiva alle proprie truppe i kurdi del Pak con base nel nord dell’Iraq, i quali «si stanno preparando per una potenziale operazione militare transfrontaliera in Iran con il sostegno dei kurdi iracheni».
«Axios» fornisce una ricostruzione convergente, in base alla quale Cia e Mossad starebbero preparando le milizie kurdo-iraniane insediate in Iraq ad assumere il controllo di territori all’interno dell’Iran così da sfidare il governo di Teheran e ispirare una rivolta più ampia.
Contando sul supporto turco, gli iraniani si sono mossi con tempismo prendendo di mira gli avamposti kurdi nel nord dell’Iraq, dopo aver sferrato un devastante attacco missilistico contro la base statunitense di Erbil.
Francesco Cosimato

Generale di brigata, paracadutista militare, direttore di lancio e ispettore per attività di controllo degli armamenti. Ha ricoperto numerosi incarichi di comando e staff, tra cui missioni in Somalia, Bosnia e Kosovo. Ha comandato unità come il I Gruppo del 33° Reggimento artiglieria terrestre Acqui e il 21° Reggimento Artiglieria Trieste. Ha operato presso lo Stato Maggiore dell’esercito e la Nato. Collabora con svariati giornali e riviste, tra cui «Krisis».
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