Il 7 gennaio, la petroliera russa Marinera è stata sequestrata dalla nell’Atlantico del Nord, nelle acque internazionali prossime all’Islanda, nell’ambito di un’operazione coordinata tra Guardia Costiera e forze armate statunitensi.
La petroliera russa era accusata di violare le sanzioni statunitensi, appartenendo a una “flotta ombra” utilizzata per eludere i controlli su esportazioni di petrolio venezuelano.

La procuratrice generale Pam Bondi ha chiarito che, a seguito della mancata ottemperanza agli ordini della Guardia Costiera, i membri dell’equipaggio della petroliera russa «sono sotto inchiesta e saranno avviate accuse penali contro tutti i colpevoli».
Dalla petroliera russa al Venezuela, dall’Iran alla Groenlandia
In un’intervista a «The Atlantic», il presidente Trump ha invece dichiarato che «se la nuova presidente ad interim venezuelana Delcy Rodriguez non fa quello che è giusto, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello di Maduro».
Qualche giorno prima, lo stesso Trump aveva spiegato che l’azione militare contro il Venezuela rappresenta un avvertimento per chiunque intenda minacciare la sovranità degli Stati Uniti, i quali si impegneranno a garantire che il loro dominio nell’emisfero occidentale non venga mai più messo in discussione, coerentemente con il Corollario Trump alla Dottrina Monroe adottato nella recente National Security Strategy.
Secondo Trump, gli Stati Uniti «governeranno il Paese finché non saranno nelle condizioni di realizzare una transizione sicura, adeguata e giusta. Non possiamo correre il rischio che qualcun altro prenda il potere in Venezuela senza avere a cuore gli interessi dei venezuelani».
Un punto risulta cruciale: «tutte le figure politiche e militari in Venezuela dovrebbero capire che quello che è successo a Maduro può succedere anche a loro, e succederà anche a loro se non saranno giuste e corrette anche con il loro popolo».
Trump ha quindi minacciato apertamente sia Cuba che la Colombia, affermando che «se vivessi a L’Havana e fossi al governo, sarei preoccupato», e che il presidente colombiano Gustavo Petro dovrebbe «guardarsi il culo». Anche il Messico è stato preso di mira da Trump, il quale ha affermato che il Paese è governato dai cartelli della droga anziché dalla presidente Claudia Sheinbaum, a cui egli stesso avrebbe proposto più volte un’operazione militare statunitense per risolvere la questione.
Nemmeno l’Iran è stato risparmiato. Trump ha minacciato un intervento armato contro la Repubblica Islamica qualora le autorità di Teheran reprimessero le manifestazioni di piazza attualmente in corso.
L’inquilino della Casa Bianca è infine tornato sul delicato tema della Groenlandia, di cui ha invocato l’annessione in quanto vitale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
Allo stesso tempo, Trump ha annunciato l’intenzione di incrementare il bilancio della Difesa a 1,5 trilioni di dollari, così da «costruire l’“Esercito dei sogni” a cui abbiamo da tempo diritto e, cosa ancora più importante, che ci manterrà sicuri e protetti, indipendentemente dal nemico». Nonché firmato l’ordine esecutivo 14199, che dispone «il ritiro degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali identificate come superflue, inefficaci e dannose».
L’amministrazione Trump, si legge nel comunicato ufficiale, «ha trovato queste istituzioni ridondanti, mal gestite, superflue, sprecone, piegate agli interessi di attori che promuovono agende contrarie alle nostre o pericolose per la sovranità, le libertà e la prosperità generale della nostra nazione».
Marco Bertolini

Generale di corpo d’armata e saggista. È stato alla testa del Comando Operativo di Vertice Interforze e in precedenza del Comando Interforze per le Operazioni delle Forze Speciali, della Brigata Paracadutisti Folgore e del 9° reggimento incursori Col Moschin. Ha ricoperto numerosi incarichi in molti teatri operativi tra i quali Libano, Somalia, Balcani e Afghanistan. È autore di numerosi volumi, tra cui Militarmente scorretto. Sovranità, libertà, dignità. Riflessioni di un soldato italiano (Eclettica Edizioni, 2020), Guerra e pace al tempo di Putin. Genesi del conflitto ucraino e nuovi equilibri internazionali (Cantagalli, 2022).
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