Il governo iraniano sembra orientato ad autorizzare il transito attraverso lo Stretto di Hormuz soltanto alle navi facenti capo a Paesi disposti ad accettare pagamenti in yuan. Si tratta di una decisione dagli effetti potenzialmente dirompenti, perché destinata a mettere in crisi il sistema del petrodollaro.
Gli attacchi iraniani (e cinesi) contro il cuore del petrodollaro

In questo senso «si può leggere anche il tentativo dello stesso Trump di spingere la Russia in rotta di collisione con la Cina, creando le condizioni di una maggiore dipendenza cinese dal gas e dal petrolio russo».
Vale la pena ricordare che «la Russia è sempre più fondamentale per gli Stati Uniti rispetto agli approvvigionamenti dell’uranio: nonostante la normativa introdotta da Joe Biden nel maggio del 2024 di limitazione degli acquisti di uranio da Mosca, dal 2024 e all’inizio del 2026, questa ha continuato a fornire circa il 20% dell’uranio arricchito utilizzato dai reattori commerciali statunitensi».
In seguito all’Operazione Epic Fury, i rendimenti sui titoli di Stato a dieci anni sono saliti stabilmente sopra il 4,2%; quelli sui titoli a venti e trent’anni, sopra il 4,8%. Gli indici Dow Jones, Nasdaq e Standard & Poor’s 500 hanno accusato una pesante battuta d’arresto, con colossi del calibro di BlackRock soggetti a tracolli a doppia cifra.
Il prezzo della benzina è salito a circa 3,7 dollari per gallone, trainato dalla crescita vertiginosa di tutti i benchmark petroliferi. Il West Texas Intermediate veleggia verso i 100 dollari per barile, e la situazione nello Stretto di Hormuz rimane senza via d’uscita anche alla luce del rifiuto opposto dai Paesi europei a partecipare alle operazioni militari statunitensi finalizzate a riaprire quel cruciale braccio di mare.
Trump «ha dei vincoli strettissimi che, nel caso del debito, ha già superato. Non a caso il comandante in capo, dopo aver dichiarato che l’aumento del prezzo del petrolio renderà gli Stati Uniti più ricchi, si è affrettato ad approvare una deroga d’emergenza sul divieto di acquisto di petrolio dalla Russia per evitare che i prezzi alla pompa di benzina crescano troppo».
Alessandro Volpi

Saggista, collaboratore di «Altraeconomia» e «Valori» e docente di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. È autore di numerosi volumi, tra cui Prezzi alle stelle. Non è inflazione, è speculazione (Laterza, 2023), I padroni del mondo. Come i fondi finanziari stanno distruggendo il mercato e la democrazia (Laterza, 2024), Nelle mani dei fondi. Il controllo invisibile della grande finanza (Altraeconomia, 2024), L’America secondo Trump. Prospettive economiche e scenari globali (La Vela, 2025), La guerra della finanza. Trump e la fine del capitalismo globale (Laterza, 2025).
SOSTEGNO












