La guerra israelo-statunitense contro l’Iran sta rivelandosi una manna per Mosca. Il «Financial Times» ha quantificato in 150 milioni di dollari al giorno l’ammontare delle entrate di bilancio extra derivanti dalla vendita di petrolio per la Russia, che secondo le stime potrebbe beneficiare di guadagni supplementari compresi tra 3,3 e 4,9 miliardi di dollari entro la fine di marzo nel caso in cui il prezzo dell’Urals si muova entro una banda di oscillazione compresa tra i 70 e gli 80 dollari per barile – contro i 52 dollari di media registrati nel bimestre precedente.
«Financial Times»: quali vantaggi porta al Cremlino la situazione in Medio Oriente?
Il «Financial Times» identifica nella Russia il principale vincitore dell’attuale conflitto in Medio Oriente, che offre al Cremlino «l’opportunità di rafforzare la propria presa sui mercati energetici a scapito degli Stati del Golfo, impossibilitati a esportare i propri prodotti».

Gas Naturale Liquefatto compreso, come osservato dal «Financial Times», specialmente in seguito alla sospensione della produzione disposta da QatarEnergy lo scorso 2 marzo. Di conseguenza, i benchmark europeo e asiatico hanno registrato rincari vertiginosi che non sembrano destinati ad attenuarsi a breve, poiché il ripristino dei processi di liquefazione del gas ai ritmi raggiunti prima dell’interruzione richiede almeno quattro settimane.
Per qualche giorno, la tipologia di greggio Urals è stata scambiata a quotazioni superiori rispetto al Brent per la prima volta nella storia, proprio a causa del crollo drastico dell’offerta di petrolio mediorientale e delle mutevoli dinamiche commerciali asiatiche.
Di fronte a una massiccia carenza di greggio medium sour mediorientale (una qualità simile all’Urals), le raffinerie indiane si sono rivolte aggressivamente alle forniture russe beneficiando del permesso speciale di 30 giorni accordato dall’amministrazione Trump.
La posizione di forza acquisita grazie al clima di caos instaurato in Medio Oriente da Israele e Stati Uniti ha posto il presidente Putin nelle condizioni di ventilare l’ipotesi di riattivare l’export di energia verso i Paesi dell’Unione Europea, a condizione che questi ultimi trasmettano un «chiaro segnale di interesse» e decidano «di riorientarsi, garantendoci una cooperazione stabile, sostenibile e libera da considerazioni politiche» come quella assicurata da «partner affidabili» come Ungheria e Slovacchia, che continueranno a ricevere regolarmente gli approvvigionamenti concordati.
Pochi giorni prima, però, lo stesso Putin aveva ventilato la possibilità di interrompere le forniture di gas in anticipo rispetto all’entrata in vigore – prevista per il 2027 – delle misure atte a vietare l’importazione di Gnl russo.
Sul campo di battaglia mediorientale, invece, la situazione non sembra svilupparsi nella maniera gradita agli Stati Uniti. Nonostante il quadro ultra-ottimistico dipinto dal segretario alla Guerra Pete Hegseth e dal Capo degli Stati Maggiori riuniti Dan Caine circa lo stato delle operazioni militari contro l’Iran, le esternazioni del presidente Trump continuano a tradire profonda inquietudine.
L’inquilino della Casa Bianca sta infatti pianificando un tentativo di occupazione della cruciale isola di Kharg, incrementando il numero di truppe presenti nella regione, cercando di coinvolgere altri Paesi nelle operazioni militari e minacciando addirittura di sciogliere la Nato in caso di mancato supporto dei Paesi membri alla riapertura dello Stretto di Hormuz.
«Se alla nostra richiesta di sbloccare lo Stretto di Hormuz non ci sarà alcuna risposta o se la risposta sarà negativa, penso che il futuro della Nato sarà molto negativo», ha affermato Trump.
La posizione dell’Iran non si è tuttavia spostata di un millimetro.
Aldo Ferrari

Saggista e professore ordinario presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove insegna Lingua e Letteratura Armena, Storia dell’Eurasia, Storia del Caucaso e dell’Asia Centrale. È autore di numerosi volumi, tra cui L’Armenia perduta. Viaggio nella memoria di un popolo (Salerno Editore, 2019), Storia della Crimea. Dall’antichità a oggi (Il Mulino, 2022), Russia. Storia di un impero eurasiatico (Mondadori, 2024).
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