Le montanti tensioni internazionali, di carattere militare, economico, commerciale e perfino culturale, che stanno caratterizzando l’attuale fase declinante dell’egemonia statunitense, sempre più insidiata dall’affermazione di una serie di forze “revisioniste”, ripropongono al centro dell’attenzione il tema cruciale della ristrutturazione degli assetti globali. Un cambio di paradigma che l’attuale amministrazione Trump sta cercando di ostacolare o quantomeno ritardare attraverso il recupero di un protezionismo puntualmente finito nel mirino del canone neoliberale, prontissimo a rispolverare l’antico ritornello generalmente attribuito all’economista francese del XIX secolo Frederic Bastiat secondo cui «dove non passano le merci, passano le armi». Si tratta di una contestazione dotata di un qualche fondamento? Cerchiamo di comprenderlo assieme ad Andrea Zhok, professore di filosofia morale presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università Statale di Milano e saggista.
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