Nel corso di una intervista rilasciata nei giorni scorsi, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha liquidato l’attuale linea operativa seguita dall’amministrazione Trump come «puro bidenismo».

Un’espressione che, nelle intenzioni del massimo esponente della diplomazia russa, non si configura come uno slogan ma come una precisa diagnosi politica: dietro le dichiarazioni concilianti si nasconde la continuità di una strategia ostile, composta da sanzioni, pressioni e sabotaggio sistematico di ogni tentativo di cooperazione reale.
Secondo Lavrov, dopo Anchorage gli Stati Uniti avevano messo sul tavolo una proposta concreta sul dossier ucraino. Mosca l’aveva accettata, convinta che da lì potesse partire un percorso di normalizzazione. «Il problema doveva essere risolto», ha ricordato il ministro. Invece, a suo giudizio, Washington ha innestato la retromarcia , abbandonando gli accordi e tornando a una politica di contenimento che ignora deliberatamente gli interessi di sicurezza russi.
Nello specifico, Lavrov ha dichiarato che, «ad Anchorage, abbiamo accettato la proposta degli Stati Uniti […]. La loro posizione era importante per noi. Accettando la loro proposta, sembrava che avessimo risolto la questione ucraina e dovessimo passare a una cooperazione a tutto tondo, ampia e reciprocamente vantaggiosa. Finora, nella pratica, sembra avvenire tutto il contrario».
Lavrov ha quindi aggiunto che «vengono introdotte nuove sanzioni, viene organizzata una guerra contro le petroliere in mare aperto in violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare».
Pochi giorni fa, il Pentagono ha annunciato che l’esercito Usa era salito a bordo della petroliera Aquila II nell’Oceano Indiano dopo averla inseguita dai Caraibi.
L’avvertimento di Lavrov
La posizione del Cremlino, ha chiarito Lavrov, resta invariata: la Russia non permetterà il dispiegamento in Ucraina di sistemi d’arma capaci di minacciare direttamente il proprio territorio.
Non si tratta, sottolinea Lavrov, di una provocazione, ma di una linea rossa legata alla difesa nazionale. Linea che gli Stati Uniti continuano a ignorare, preferendo alimentare il conflitto con nuove forniture militari e un linguaggio sempre più aggressivo.
In questo contesto di crescente sfiducia reciproca sottolineata da Lavrov si colloca la mancata proroga del Trattato New Start, l’intesa siglata a Praga l’8 aprile del 2010 dagli allora presidenti Barack Obama e Dmitrij Medvedev che limitava i vettori schierabili dai due Paesi contraenti – che controllerebbero una quota compresa tra l’85 e il 90% delle armi atomiche detenute a livello globale – al 30% circa della loro capacità massima.
Per la prima volta dal 1972, non sussiste alcun limite previsto da trattati internazionali allo sviluppo e allo schieramento di armi nucleari strategiche.
Stando a quanto riportato dal «New York Times», l’amministrazione Trump starebbe addirittura valutando la possibilità di dispiegare ulteriori armi nucleari e condurre test sotterranei.
Entrambe le misure annullerebbero quasi 40 anni di controllo nucleare più rigoroso da parte degli Stati Uniti, che ha ridotto o mantenuto stabile il numero di armi caricate in silos, bombardieri e sottomarini.
Qualora queste indiscrezioni trovassero riscontro concreto, Trump si affermerebbe come il primo presidente dai tempi di Ronald Reagan ad incrementarne nuovamente il numero. E l’ultima volta che gli Stati Uniti hanno condotto un test nucleare è stato nel 1992, sebbene Trump abbia dichiarato l’anno scorso di voler riprendere i test «su base di parità» con Cina e Russia.
Jacques Baud

Saggista ed ex colonnello dell’intelligence svizzera specializzato in questioni russe ed europee, con impieghi presso la Nato e le Nazioni Unite. È autore di numerosi volumi, tra cui Operation Z. The hidden truth of the war in Ukraine revealed (Max Milo, 2022), Ukraine between war and peace (Max Milo, 2023), The Russian art of War (Max Milo 2024, disponibile anche in italiano), Operation al-Aqsa Flood. The defeat of the vanquisher (Max Milo, 2024, disponibile anche in italiano), Covert wars in Ukraine (Max Milo, 2025, disponibile anche in italiano).
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