Dopo una fase di titubanza che aveva indotto a ritenere che fosse stato messo irreparabilmente in ginocchio dall’attacco israeliano, l’Iran ha sferrato una durissima rappresaglia che ha palesemente colto di sorpresa la classe dirigente di Tel Aviv per portata ed efficacia. Al punto da spingere il governo guidato da Netanyahu a richiedere l’intervento degli Stati Uniti, che per tramite del presidente Trump si sono mostrati possibilisti in merito al raggiungimento di un accordo, nonostante l’Iran abbia annunciato il ritiro dai negoziati accusando Washington di coinvolgimento nell’Operazione Rising Lion. Sul punto, posizioni critiche di fatto speculari a quelle iraniane sono state assunte anche da figure chiave della galassia che sostiene il movimento “Maga”, come Tucker Carlson, Rand Paul e Merjorie Taylor Greene. Parallelamente, le monarchie sunnite del Golfo Persico e la stessa Turchia condannano l’attacco israeliano senza tuttavia assumere misure concrete. Stesso discorso vale per Cina e Russia. Almeno per ora. Verso quale scenario ci stiamo orientando?
Alessandro Visalli

Architetto, saggista, studioso di questioni politiche ed economiche, animatore del sito «Nella fertilità cresce il tempo», collaboratore della rivista «La Fionda» e del sito «L’Interferenza». È autore dei volumi Dipendenza. Capitalismo e transizione multipolare (Meltemi, 2020) e Classe e partito. Ridare corpo al fantasma del collettivo (Meltemi, 2023).
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