Dall’esito delle elezioni politiche israeliane emerge un quadro estremamente complesso. La coalizione riunita attorno al Likud, espressione della maggioranza uscente, gode di una leggera maggioranza rispetto al blocco d’opposizione facente capo a Gadi Eisenkot, mentre i partiti arabi registrano un exploit senza precedenti, affermandosi come potenziale ago della bilancia per la formazione di un nuovo esecutivo.
Il presidente Herzog: vanno evitate nuove elezioni
Dal canto suo, il presidente israeliano Isaac Herzog ha esorato la Knesset a «fare tutto il possibile» per evitare nuove elezioni, nell’ambito di una invocazione – non troppo – indiretta a formare un governo di unità nazionale.

Dal quale, con ogni probabilità, rimarrebbero esclusi proprio le compagini arabe. Lo si evince dalla presa di posizione di Avigdor Lieberman, che in qualità di esponente verticistico del partito radicale Yisrael Beiteinu ha proclamato una rottura insanabile con i leader d’opposizione Eisenkot, Naftali Bennett e Yair Lapid specificando che in nessuna circostanza entrerà a far parte – né sosterrà – un governo che dipenda dai seggi dei partiti arabi.
Pochi giorni prima, l’Israeli Defense Force aveva rilasciato una dichiarazione in risposta a una serie di notizie riguardanti presunte tensioni tra il Capo di Stato Maggiore, generale Zamir, e il primo ministro Netanyahu, in merito alla gestione di un eventuale conflitto con l’Iran.
Nella nota si sottolinea che Zamir opera al di sopra di logiche politiche, e si evidenzia con forza che il suo obiettivo – così come quello dell’intera Israeli Defense Force – verte esclusivamente sulla tutela della sicurezza nazionale di Israele, a prescindere dalle dinamiche politiche.
Il comunicato non smentisce tuttavia che Zamir abbia rifiutato di eseguire un attacco contro l’Iran apertamente ordinatogli da Netanyahu, perché dettato dall’esigenza del premier di ottenere un vantaggio politico in vista delle elezioni politiche.
Un alto funzionario dell’Israeli Defense Force ha dichiarato al «Jerusalem Post» che «la storia non dimenticherà il ruolo svolto da Zamir in questi ultimi giorni».
Parallelamente, il ministro della Difesa saudita Khalid bin-Salman, il Capo di Stato Maggiore delle forze armate pakistane, feldmaresciallo Asim Munir, e il direttore del Mit turco Ibrahim Kalin si sono recati a Teheran per incontrare il presidente Masoud Pezeshkian e il segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza iraniano Mohsen Rezaei.
Secondo il «Wall Street Journal», gli Stati Uniti hanno avvertito diversi Paesi del Golfo arabo, tramite canali diplomatici e militari, di prepararsi a una possibile campagna militare breve e intensa contro l’Iran dopo le elezioni di medio termine, che si svolgeranno il prossimo 3 novembre.
Salvo Ardizzone

Consulente societario e saggista specializzato in questioni mediorientali. È autore di numerosi volumi, tra cui Unipolarismo vs multipolarismo. Una visione geopolitica non asservita (Passaggio al Bosco, 2022), Ecologia vs natura. Un percorso per il ritorno all’umano (Passaggio al Bosco nel 2023), Medio Oriente. Dall’egemonia Usa alla resistenza islamica 1945-2006 (Arianna editrice, 2021), Medio Oriente. Risveglio islamico e false primavere (Arianna Editrice, 2022), Medio Oriente. La guerra in Siria, la Resistenza Islamica Palestinese (Arianna Editrice, 2024).
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