Al 25 settembre, le riserve strategiche statunitensi hanno raggiunto la soglia critica dei 283,7 milioni di barili, al di sotto del limite operativo di 300 milioni di barili che garantisce la sicurezza delle caverne di sale che custodiscono il greggio.

Già allo stato attuale, ammoniscono gli specialisti, i continui prelievi hanno comportato una significativa diminuzione della pressione interna alle cavità, con conseguente indebolimento delle pareti saline e riduzione della capacità di pompaggio del sistema idraulico interno.
I prelievi dalle riserve strategiche continuano, nonostante tutto
Eppure, il Dipartimento dell’Energia ha annunciato l’imminente rilascio di ulteriori 40 milioni di barili di greggio, aggravando considerevolmente i rischi di tenuta dell’infrastruttura. Un rapporto del Government Accountability Office del 1981 sconsigliava rilasci che portassero le scorte al di sotto dei 250 milioni di barili, salvo in caso di «emergenza molto grave».
I prelievi sistematici dalle riserve strategiche non hanno evitato il ridimensionamento delle scorte commerciali, diminuite di 48 milioni di barili nelle 20 settimane antecedenti il primo settembre.
La legge federale limita i prelievi non motivati da situazioni d’emergenza qualora le scorte contenute nelle riserve strategiche piombino a livelli inferiori ai 252,4 milioni di barili.
Parallelamente, la Cina ha gradualmente riattivato le importazioni di petrolio dopo averle ridotte nel corso degli ultimi mesi del 50%, facendo affidamento sulle colossali scorte accumulate nei mesi precedenti, sulle fonti nazionali (carbone, nucleare, solare, idroelettrico, eolico) e sugli approvvigionamenti russi.
Il “cambio di registro” varato da Pechino e l’impossibilità di continuare ad attingere alle riserve strategiche statunitensi vanno per di più a sovrapporsi alla caduta significativa della capacità di raffinazione della Russia, imputabile ai continui attacchi con droni sferrati dalle forze armate ucraine contro gli impianti di lavorazione del greggio disseminati in varie zone del Paese.
Di conseguenza, le pressioni rialziste sui prezzi del petrolio – e, a ricasco, sui prodotti raffinati – vanno intensificandosi soprattutto in Europa e negli Stati Uniti, spingendo il presidente Trump a ventilare l’adozione di provvedimenti “estremi” come il divieto di esportazione del diesel.
Demostenes Floros

Analista geopolitico ed economico, saggista e docente a contratto di geopolitica dell’energia presso l’Università di Padova. Dal 2019 è Senior Energy Economist presso il Centro Europa Ricerche (Cer) ed è coordinatore del corso di geopolitica organizzato dall’Università aperta di Imola. È autore di volumi Guerra e pace dell’energia. La strategia per il gas naturale dell’Italia tra Federazione Russa e Nato (Diarkos, 2019), e Crisi o transizione energetica. Come il conflitto in Ucraina cambia la strategia europea per la sostenibilità (Diarkos, 2022).
SOSTEGNO

I MIEI LIBRI
https://amzn.to/3S77B0s
Guida gratuita
Oltre la Notizia
Come leggere il mondo che i media non ti raccontano. I 5 filtri pratici per non fermarti alla superficie.
Scarica gratis la guida








