Lindsey Graham, senatore repubblicano del South Carolina, è deceduto nella notte tra sabato e domenica all’età di 71 anni a causa, sostiene l’ufficio del medico legale di Washington sulla base delle risultanze di un esame preliminare, di una «dissezione aortica dovuta a malattia cardiovascolare arteriosclerotica». Il relativo certificato di morte rimarrà tuttavia «pendente fino a quando tutti i test tossicologici e microscopici non saranno completati».

Soltanto poche ore prima della sua dipartita, Graham si era recato a Kiev per incontrare il presidente Zelensky e visitare un “fabbrica segreta” di droni della società SkyFall, colpita da missili russi a brevissima di lì a brevissimo. La tempistica dell’attacco, ha scritto a caldo la stampa britannica, «ha sollevato interrogativi sulle misure di sicurezza adottate per le personalità in visita». Interrogativi che si ripropongono con forza in seguito all’improvvisa morte di Graham.
Trump su Lindsey Graham
Il presidente Trump ha pubblicato un post sul suo profilo Truth in cui si esaltava il senatore Graham, definito «uno dei più grandi».
Parallelamente, il vertice Nato di Ankara si è concluso con un accordo che impegna i Paesi membri, ad esclusione degli Stati Uniti, a erogare a sostegno dell’Ucraina ben 140 miliardi di euro nel biennio 2026-2027, di cui 60 a carico degli europei e i rimanenti 80 da reperire su base bilaterale dai singoli alleati. Il presidente Trump, dal canto suo, ha annunciato la concessione a Kiev delle licenze per fabbricare in proprio gli intercettori del sistema Patriot, e confermato che la strategia dell’escalation portata avanti dall’Ucraina comporta dei rischi, ma ha suggerito che potrebbe in definitiva spingere la Russia verso una soluzione.
Sullo sfondo, i parlamentari finlandesi hanno votato a larga maggioranza (125 voti contro 61) un provvedimento – il Nuclear Energy Act – che apre la strada alla possibilità di ricevere, trasportare e agevolare in altro modo il movimento di armi nucleari sul territorio nazionale nell’ambito di operazioni di difesa alleate, eliminando una restrizione legale in vigore da decenni che, secondo i sostenitori dell’iniziativa, non è più coerente con il ruolo del Paese all’interno della Nato.
Il Parlamento lituano si sta muovendo nella stessa direzione, predisponendo un piano d’azione inteso a revocare il divieto costituzionale sulle armi nucleari e sulle basi militari straniere sul suolo nazionale.
Il presidente ceco Pavel, invece, ha dichiarato che Kiev ha tempo per riattivare colloqui di pace con Mosca fino alle elezioni per la Duma russa del prossimo 20 settembre, trascorse le quali il presidente Putin potrebbe ordinare un’escalation disponendo la mobilitazione generale.
Roberto Buffagni

Scrittore, autore di testi teatrali, studioso di questioni geostrategiche e collaboratore del sito «Italia e il Mondo». Ha curato il volume La supercazzola. Istruzioni per l’Ugo (Mondadori, 2006) e tradotto il saggio di Peter Bogdanovich Chi diavolo ha fatto quel film? Conversazioni con registi leggendari (La Nave di Teseo, 2024).
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