La guerra tariffaria e sanzionatoria sferrata dall’amministrazione Trump sta proseguendo a ritmo accelerato, rivolgendosi solo parzialmente contro la Russia, a cui l’inquilino della Casa Bianca stesso ha riconosciuto una capacità di resistenza e adattamento di primo piano. I bersagli dell’offensiva statunitense sembrano consistere nell’India e nel Brasile, colpiti con provvedimenti estremamente severi, ma nel corso dei prossimi giorni, ha assicurato il presidente Trump, la platea dei Paesi destinatari delle misure statunitensi andrà allargandosi considerevolmente. Forse, fino a ricomprendere perfino l’Unione Europea, come ventilato dal senatore Lindsey Graham in un post sul suo profilo Twitter/X in cui si avvertono i Paesi europei che i loro acquisti di idrocarburi russi intermediati dall’India «devono cessare». Anche Giappone e Corea del Sud si ritrovano nel mirino. India, Cina e Brasile, dal canto loro, hanno reagito con prontezza, attraverso note diplomatiche di rara durezza a cui seguiranno con ogni probabilità ritorsioni di vario genere. Il primo ministro Modi si recherà a breve in Cina per la prima volta da sette anni, dopo aver spedito il suo consigliere per la Sicurezza Nazionale a Mosca per discutere l’approfondimento della partnership strategica con la Russia. Il presidente Lula, invece, ha dichiarato in un’intervista a «Reuters» che moltiplicherà gli sforzi per convincere i suoi omologhi cinese e indiano a elaborare una reazione coordinata a livello Brics agli attacchi statunitensi.
Michele Geraci

Ingegnere ed economista con trascorsi in diverse banche d’affari. È stato direttore della sezione dedicata alla Cina del Global Policy Institute di Londra, docente di finanza presso la New York University a Shanghai e la Zhejiang University ad Guangzhou e sottosegretario al Ministero dello sviluppo economico italiano.
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