Nell’aprile del 2022, mentre le delegazioni ucraine e russe si avvicinavano alla definizione di un accordo volto a porre fine al conflitto scoppiato soltanto poche settimane prima, i grandi media cominciarono a parlare un massacro di massa perpetrato dalle forze armate russe presso Buča. Vale a dire una piccola cittadina situata nell’oblast’ di Kiev che l’esercito russo aveva conquistato nelle prime fasi dell’invasione, e da cui si era appena ritirato. Una volta ripreso il controllo di Buča, le forze ucraine – e in particolare il reggimento Azov – diffusero una serie di immagini e filmati tese ad avvalorare le accuse mosse nei confronti dell’esercito russo. A oltre tre anni di distanza, non è ancora stata avviata un’indagine indipendente intesa ad appurare la veridicità della ricostruzione dei fatti di Buča fornita dalle autorità ucraine, su cui alcuni studiosi – come Gordon Hahn, storico e docente ucraino-canadese – hanno sollevato non poche perplessità. Parliamo di questo e di molto altro assieme ad Antonio Evangelista, saggista e funzionario di Polizia con all’attivo incarichi operativi per conto delle Nazioni Unite, dell’Unione Europa e del governo italiano nei Balcani. In qualità di esperto di antiterrorismo in forza all’Interpol, è stato assegnato a Giordania e regione circostante dal 2015 al 2022.
Antonio Evangelista

Saggista e funzionario di Polizia con all’attivo incarichi operativi per conto delle Nazioni Unite, dell’Unione Europa e del governo italiano nei Balcani. In qualità di esperto di antiterrorismo in forza all’Interpol, è stato assegnato a Giordania e regione circostante dal 2015 al 2022.











