Alla fine di agosto, Valerij Gerasimov, Capo di Stato Maggiore delle forze armate russe, ha riepilogato i risultati raggiunti sul campo di battaglia ucraino nel corso delle stagioni primaverile ed estiva. Il generale ha presentato la relazione mentre alle sua spalle, appesa al muro, campeggiava una mappa militare in cui gli oblast’ di Mykolaïv e Odessa figuravano assieme a quelli di Lugans’k Donec’k, Kherson e Zaporižžja in un’unica area amministrativamente separata dall’Ucraina. La peculiare circostanza è stata evidenziata dalla stampa ucraina, la quale ha riportando le esternazioni formulate sul punto da Viktor Sobolev, generale in pensione, deputato del Partito Comunista di Gennadij Zjuganov e membro del Comitato di difesa della Duma. Secondo Sobolev, «dobbiamo liberare completamente i territori della Federazione Russa che, per costituzione, fanno parte della Russia. E creare una zona di sicurezza. Anche per la nostra flotta nel Mar Nero. Si tratta, in particolare, delle regioni di Sumy, Kharkiv, Dnipro, Mykolaïv e Odessa. Questo è il territorio che soddisfa gli obiettivi della nostra operazione militare speciale attualmente in corso. Questi obiettivi devono essere certamente raggiunti». Parallelamente, sull’«Economist», il primo ministro finlandese Alexander Stubb ha chiarito il contenuto delle sibilline affermazioni che aveva reso giorni prima presso lo Studio Ovale. Rivolgendosi al presidente Trump, Stubb aveva dichiarato che «veniamo da un piccolo Paese, ma abbiamo un lungo confine con la Russia, oltre 1.200 km. E, naturalmente, abbiamo la nostra esperienza storica con la Russia, risalente alla Seconda Guerra Mondiale, alla Guerra d’Inverno e alla Guerra di Continuazione. E se guardo al lato positivo della nostra situazione attuale, abbiamo trovato una soluzione nel 1944 e sono sicuro che saremo in grado di trovarla anche nel 2025, per porre fine alla guerra di aggressione russa e raggiungere una pace duratura e giusta». La “soluzione” che fu trovata nel 1944, a cui Stubb fa riferimento, consistette, oltre che nel pagamento di pesanti riparazioni di guerra, nella cessione all’Unione Sovietica di gran parte dell’istmo di Carelia e delle regioni di Salla e Petsamo, con conseguente perdita dello sbocco sul Mar Glaciale Artico. Ciononostante, ha evidenziato Stubb nell’intervista, la Finlandia attuale «sente di aver vinto» perché rivelatasi capace di preservare la propria indipendenza. «Priva di qualsiasi garanzia di sicurezza da parte dell’Occidente o di chiunque altro, la Finlandia esercitò questa indipendenza non diventando anti-russa – il che avrebbe quasi certamente portato a un’altra invasione – ma costruendo uno dei Paesi più prosperi d’Europa. In politica e nei media, la Finlandia ha accuratamente evitato qualsiasi cosa potesse irritare Mosca». Per la maggior parte degli stranieri, quella che è diventata nota come “finlandizzazione” rappresentava una forma servile di pacificazione. Per Stubb e la maggior parte dei suoi connazionali, invece, «era la definizione di realpolitik in un momento in cui non avevamo scelta. Ha permesso alla Finlandia di attenersi ai suoi valori fondamentali: istruzione universale, welfare e stato di diritto». Secondo Stubb, l’Ucraina oggi si trova in una posizione migliore rispetto a quella in cui versava la Finlandia nel 1944: «un Paese devastato e poverissimo» privo di qualsiasi sostegno esterno. L’Ucraina, invece, può contare su alleati che lavorano per garantirle sicurezza e la sostengono economicamente. L’Ucraina, conclude Stubb, «può continuare a rivangare il passato e lamentarsi dell’ingiustizia del mondo esterno, o raccogliere i pezzi, ricostruire e credere nel proprio futuro, sradicando la corruzione, promuovendo la libertà e la giustizia sociale e sconfiggendo il cinismo. Questa è la scelta che la attende». Il tutto mentre gran parte del cosiddetto “resto del mondo”, come lo ha definito Federico Rampini sul «Corriere della Sera», si riunisce in Cina per presenziare al vertice della Shanghai Cooperation Organisation e alla parata militare organizzata per celebrare l’ottantesimo anniversario della vittoria cinese contro le forze d’occupazione giapponesi.
Francesco Cosimato

Generale di brigata, paracadutista militare, direttore di lancio e ispettore per attività di controllo degli armamenti. Ha ricoperto numerosi incarichi di comando e staff, tra cui missioni in Somalia, Bosnia e Kosovo. Ha comandato unità come il I Gruppo del 33° Reggimento artiglieria terrestre Acqui e il 21° Reggimento Artiglieria Trieste. Ha operato presso lo Stato Maggiore dell’esercito e la Nato. Collabora con svariati giornali e riviste, tra cui «Krisis».
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