I negoziatori statunitensi e russi sono arrivati a Riad per intavolare una trattativa volta a porre fine al conflitto in Ucraina. Dai colloqui sono stati esclusi sia i rappresentanti europei che il governo di Kiev. A precisa domanda postagli nel corso di una conferenza stampa, il presidente Trump ha risposto che, anziché irritarsi per l’esclusione, il governo ucraino dovrebbe ricordarsi di aver avuto tre anni di tempo per negoziare. Sul suo profilo Truth, lo stesso Trump ha risposto a Zelensky che lo aveva accusato di «vivere in uno spazio di disinformazione russa» con un post durissimo, in cui si sostiene che «un comico di modesto successo, Volodymyr Zelensky, ha convinto gli Stati Uniti d’America a spendere 350 miliardi di dollari, per entrare in una guerra che non poteva essere vinta, che non sarebbe mai dovuta iniziare». Simultaneamente, l’interesse espresso da Trump nei confronti delle materie prime critiche ucraine si è concretizzato in una sorta di contratto capestro proposto o imposto a Kiev, di cui il «Telegraph» britannico ha riportato alcuni dettagli. Il segretario di Stato Marco Rubio, intanto, si è occupato di inviare un chiaro messaggio agli europei riunitisi a Parigi nell’ambito di un tragicomico vertice organizzato dal presidente Macron per concordare la prosecuzione del sostegno a Kiev alla luce del cambio di registro statunitense. «L’America – ha dichiarato Rubio – deve sfruttare l’opportunità di collaborare con la Russia a livello geopolitico, su questioni di interesse comune, e anche a livello economico, su questioni che, si spera, si riveleranno positive per il mondo». Per l’Europa, si tratterebbe di una svolta epocale, con ripercussioni di vasta portata sugli assetti geopolitici e sulla sicurezza dell’area euro-atlantica. Basandosi su confidenze rese da un anonimo funzionario dell’Europa orientale, la «Bild» ha riportato che Trump e Putin starebbero negoziando anche la rimodulazione della presenza statunitense in Europa e dello schieramento delle infrastrutture militari della Nato situate a ridosso dei confini russi, cosa che Mosca aveva vanamente proposto alle controparti nel dicembre 2021. Verso quale scenario ci stiamo orientando? Cerchiamo di comprenderlo assieme a Francesco Cosimato, generale di brigata, paracadutista militare, direttore di lancio e ispettore per attività di controllo degli armamenti. Ha ricoperto numerosi incarichi di comando e staff, tra cui missioni in Somalia, Bosnia e Kosovo. Ha comandato unità come il I Gruppo del 33° Reggimento artiglieria terrestre Acqui e il 21° Reggimento Artiglieria Trieste. Ha operato presso lo Stato Maggiore dell’esercito e la Nato. Collabora con svariati giornali e riviste, tra cui «Krisis».
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