Nei giorni scorsi, il Bundesamt für Verfassungsschutz (Bfv, il servizio di sicurezza interno tedesco), ha bollato il partito di Alternative für Deutschland (AfD) guidato da Alice Weidel come “estrema destra”, in quanto, recita il relativo rapporto, «l’idea etnica-nazionale del popolo che prevale nel partito non è compatibile con l’ordinamento democratico […]. L’obiettivo consiste nell’escludere alcuni gruppi di popolazione da una partecipazione paritaria nella società […]. Più specificamente, AfD ritiene che i cittadini tedeschi con una storia di migrazione da Paesi musulmani, ad esempio, non siano membri paritari del popolo tedesco, come definito dal partito in termini etnici». La Weidel e il suo stretto collaboratore Tino Chrupalla hanno immediatamente condannato la valutazione espressa dal servizio segreto di Berlino, identificandola come una «decisione politica» e «un attacco alla democrazia», in virtù del fatto che, stando ai sondaggi più recenti, AfD sarebbe attualmente il primo partito tedesco per gradimento. Il ministro dell’Interno Nancy Faeser, dal canto suo, ha difeso l’operato del Bfv, sottolineandone l’assoluta imparzialità. La Faeser ha inoltre evidenziato che non esiste alcun automatismo tra la presa di posizione dei servizi di sicurezza e la messa al bando del partito, anche se «non si può escludere nulla».
Claudio Celani

Giornalista specializzato in questioni economiche e geopolitiche in forza da decenni presso lo Schiller Institute e l’«Executive Intelligence Review».
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