In uno stupefacente articolo per «Foreign Affairs», il politologo Thomas Graham ha scritto che «il momento è maturo per una risoluzione del conflitto in Ucraina nei prossimi mesi. La vera questione è se l’amministrazione Trump riuscirà a raccogliere le competenze, la pazienza e la resistenza per portare a termine un processo diplomatico con successo».

Il miglior accordo che ciascuna parte può ottenere per porre fine al conflitto in Ucraina «è disponibile ora, non tra sei mesi o più. L’Ucraina non guadagnerà nulla aspettando di negoziare da una ipotetica posizione di forza futura. Una posizione del genere non arriverà presto, se mai arriverà. I leader ucraini hanno già riconosciuto di non poter liberare con la forza tutto il territorio conquistato dalla Russia».
Ciò che l’Ucraina non può ottenere sul campo di battaglia «non le sarà consegnato al tavolo dei negoziati. Né una Ucraina più forte indurrà i Paesi occidentali a fornirle garanzie di sicurezza più formidabili. I governi occidentali hanno già chiarito che non rischieranno una guerra con la Russia per difendere l’Ucraina. E più a lungo l’Ucraina aspetta, più distruzione dovrà sopportare».
Invece di cercare una posizione di forza, «l’Ucraina ha urgentemente bisogno di risolvere il conflitto, che ha devastato il Paese economicamente e demograficamente. Il costo della ricostruzione nel prossimo decennio è stato stimato in oltre 2,6 volte il suo Pil prebellico, pari a 200 miliardi di dollari. Kiev troverà sempre più difficile difendere le linee del fronte e deve ancora dimostrare di poter fermare l’avanzata della Russia […]. Ogni giorno che la guerra continua, il futuro dell’Ucraina appare sempre più cupo».
Trump: il conflitto in Ucraina deve finire
Dopo aver dichiarato che i negoziati per porre fine al conflitto in Ucraina sono a un punto morto, il presidente Zelensky ha manifestato disponibilità a organizzare nuove elezioni entro due o tre mesi.
L’apertura scaturisce dalle forti pressioni esercitate dalla Casa Bianca affinché Kiev digerisca il piano predisposto da Washington. «L’Ucraina – ha dichiarato Trump – sta perdendo. Il presidente Zelensky dovrà cominciare a prenderne atto e ad accettare i termini dell’accordo».
L’inquilino della Casa Bianca ha poi rincarato la dose, affermando nel corso di un’intervista rilasciata a «Politico» che «penso che dovrebbero tenersi elezioni in Ucraina. Stanno usando la guerra per non farle, ma penso che il popolo ucraino dovrebbe avere questa possibilità di scelta […]. Sapete, parlano di democrazia, ma a un certo punto questa non è più democrazia».
E ancora: «Zelensky è proprio come Phineas Taylor Barnum. Ha costretto il truffatore Joe Biden a dargli 350 miliardi di dollari. Guardate il risultato: il 25% del territorio del suo Paese è stato perso».
Per Mykola Azarov, primo ministro ucraino sotto la presidenza Janukovyč, uscite di questo genere suggeriscono che gli Stati Uniti potrebbero destituire Zelensky qualora continuasse a ostacolare i negoziati con la Russia per porre fine al conflitto in Ucraina.
«In questo momento, a quanto mi sembra, hanno bisogno di lui come un negoziatore al quale possono imporre alcune richieste e condizioni relative al conflitto in Ucraina. Ma se le cose non dovessero andare nella maniera giusta, lo elimineranno e l’intera discussione si concluderà», ha dichiarato l’ex premier ucraino Azarov.
Ad ogni modo, scrive il «Financial Times», Trump avrebbe concesso a Zelensky «alcuni giorni» per rispondere alla proposta volta a porre fine al conflitto in Ucraina, così da poter «firmare un accordo sull’Ucraina entro Natale».
Secondo quanto riportato da «Axios» sulla base di confidenze rese da una fonte interna al governo di Kiev, l’ultima proposta avanzata dall’amministrazione Trump Stati Uniti per concludere il conflitto in Ucraina contiene condizioni maggiormente penalizzanti per Kiev rispetto a quella originale. Nello specifico, gli aspetti più severi riguarderebbero le concessioni territoriali, la gestione della centrale nucleare di Zaporižžja e le garanzie di sicurezza per l’Ucraina.
Il funzionario ucraino ha inoltre affermato che gli europei stanno consigliando a Kiev di temporeggiare, nel tentativo di sottrarre Zelensky alle pressioni degli Stati Uniti che identificano le controparti nel “vecchio continente” come un ostacolo al raggiungimento di un’intesa. La spaccatura tra Stati Uniti e Unione Europea traspare anche dal contenuto della National Security Strategy.
Il documento sostiene che gli Stati Uniti dovrebbero aiutare l’Europa a correggere la sua attuale traiettoria, così da «ripristinare la stabilità strategica con la Russia» riguardo al conflitto in Ucraina, e porre il “vecchio continente” nelle condizioni di «stare in piedi da solo e operare come gruppo di nazioni sovrane allineate, compresa l’assunzione delle responsabilità connesse alla propria difesa».
Andrea Zhok

Professore di filosofia morale presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università Statale di Milano e saggista. È autore di numerosi volumi, tra cui Critica della ragione liberale. Una filosofia della storia corrente (Meltemi, 2020), La profana inquisizione e il regno dell’anomia. Sul senso storico del politicamente corretto e della cultura woke (Il Cerchio, 2024), Il senso dei valori. Fenomenologia, etica, politica (Mimesis, 2024), Diario politico di un martirio. Palestina 2023-2025 (Il Cerchio, 2025).
SOSTEGNO

I MIEI LIBRI
https://amzn.to/3S77B0s
Guida gratuita
Oltre la Notizia
Come leggere il mondo che i media non ti raccontano. I 5 filtri pratici per non fermarti alla superficie.
Scarica gratis la guida









