Il 13 aprile, Domenica delle Palme, le forze armate russe hanno sferrato un devastante attacco missilistico nel centro della città ucraina di Sumy, nel cui ambito una serie di vettori balistici – Isnaknder, quasi sicuramente – hanno bersagliato il centro congressi dell’università locale. L’attacco, che ha mietuto decine di vittime, ha suscitato sia reazioni di condanna da parte del governo di Kiev e dei suoi sponsor occidentali (con la vistosa eccezione del presidente Trump che ha parlato di «tragico errore»), sia un acceso scambio di accuse tra autorità locali, vertici istituzionali e dirigenza dei servizi di intelligence. Il ministro degli Esteri russo Sergij Lavrov, dal canto suo, ha dichiarato che: «abbiamo prove di chi era presente nella struttura colpita a Sumy. C’era un altro raduno tra comandanti militari ucraini e controparti occidentali, che potrebbero operare sotto mentite spoglie come mercenari o altro. Erano presenti ufficiali militari dei Paesi della Nato, che hanno il comando diretto […]. Senza quel coinvolgimento, molti missili a lungo raggio non avrebbero mai lasciato le loro basi». Come piò essere correttamente inquadrata la vicenda? Cerchiamo di farlo assieme a Daniele Dell’Orco, giornalista e saggista specializzato in questioni geopolitiche.
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