Il futuro della Nato è appeso a un filo. Le rivendicazioni avanzate dal presidente Trump sulla Groenlandia mettono seriamente in discussione la sopravvivenza della Nato, come sottolineato dal primo ministro danese Mette Fredriksen secondo cui «un attacco alla Groenlandia sarebbe la fine della Nato».
La fine della Nato?
Nel corso di un’intervista rilasciata al «New York Times», Trump ha apertamente sfidato Frederiksen, rifiutandosi di svelare «quale sia la mia priorità assoluta tra ottenere la Groenlandia e preservare l’unità della Nato».
Ha comunque chiarito che «potrebbe essere una scelta, perché la Russia non è affatto preoccupata della Nato senza di noi. La Cina non è affatto preoccupata della Nato senza di noi».
Il magnate newyorkese ha quindi dichiarato che, «purtroppo, l’Europa sta diventando un posto molto diverso, e devono davvero darsi una regolata. Voglio che si diano una regolata. Sono io che li ho convinti a spendere di più per la Nato […]. Sono stato molto leale all’Europa. Ho fatto un buon lavoro. Se non fosse stato per me, la Russia avrebbe tutta l’Ucraina in questo momento».
Interpellato in merito ai limiti ai suoi poteri globali, Trump ha indicato che «una cosa c’è: la mia morale. La mia mente. È l’unica cosa che può fermarmi».
Dal canto suo, l’inviato speciale degli Stati Uniti in Groenlandia e governatore della Louisiana Jeff Landry ha rafforzato il messaggio, pubblicando un post sul suo profilo X in cui si afferma che la Danimarca avrebbe «occupato» l’isola dopo la Seconda Guerra Mondiale, riprendendone il controllo «in violazione dei protocolli delle Nazioni Unite. La storia è importante».

Il segretario generale della Nato Mark Rutte fornisce una indiretta legittimazione alle ambizioni statunitensi, dichiarando che, con l’apertura delle rotte marittime artiche, è probabile che Russia e Cina espandano la loro presenza nella regione.
Questo maggiore accesso alla regione creerebbe secondo Rutte nuovi rischi strategici e competizione tra le grandi potenze. Il crescente coinvolgimento della Cina, ha rilevato il segretario generale della Nato, è diventato così esteso da rendere de facto la Cina un attore artico a pieno titolo.
Gran Bretagna, Francia e Germania, invece, pianificano l’invio di truppe europee nell’isola per placare questo genere di timori e convincere Trump, che aveva parlato della Groenlandia come di un’isola «circondata da navi cinesi e russe», a non procedere con l’annessione. «Mosca e Pechino lavorano insieme, la minaccia cresce e dobbiamo rafforzare le attività in zona», ha dichiarato il comandante supremo delle forze alleate, il generale Alexus Grynkewich.
In Ucraina, intanto, le forze armate russe hanno sferrato uno dei più imponenti attacchi missilistici mai lanciati dall’inizio del conflitto.
Ai Kalibr e agli Iskander è stato affiancato almeno un Oreshnik. Lanciato dal cosmodromo di Kasputin Yar, nell’oblast’ di Astrakhan, l’Oreshnik ha colpito con le sue ogive prive di testata esplosiva obiettivi sensibili nei dintorni di Leopoli a circa 13.000 km orari di velocità.
Sul terreno, invece, l’esercito russo registra progressi soprattutto negli oblast’ di Zaporižžja e Donec’k, mentre l’Unione Europea e la Gran Bretagna continuano a ventilare la possibilità di schierare proprie truppe sul suolo ucraino come parte integrante delle garanzie di sicurezza a Kiev, in cui sperano di coinvolgere anche gli Stati Uniti.
Sullo sfondo, il presidente Trump si è rivolto pubblicamente ai manifestanti iraniani, esortandoli a «continuare a protestare. Occupate le vostre istituzioni, se possibile, e ricordate i nomi degli assassini e dei violentatori… perché pagheranno un prezzo molto alto… Tutto quello che posso dir loro è: l’aiuto è in arrivo».
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