In occasione della ventiduesima edizione della Yalta European Strategy, tenutasi a Kiev tra il 10 e il 12 settembre, il vicepremier polacco Sikorski ha dichiarato che, a suo avviso, la Nato dovrebbe condurre esercitazioni militari incisive lungo i confini dell’exclave russa di Kaliningrad per sfruttare la riduzione delle truppe locali di Mosca e costringere il Cremlino a distogliere forze dall’Ucraina.

Più specificamente, Sikorski ha affermato che la Polonia monitora attentamente Kaliningrad, e osservato che Mosca ha lasciato quel territorio pesantemente militarizzato praticamente privo di forze di terra convenzionali, trasferite in Ucraina al fine di rimpiazzare le perdite subite in combattimento.
Le uscite di Sikorski hanno suscitato profonde riflessioni in seno alla classe dirigente russa. Yulia Zhdanova, a capo della delegazione russa ai negoziati di Vienna sulla sicurezza militare e il controllo degli armamenti, ha dichiarato che «mentre il Mar Nero è diventato un vero e proprio teatro di confronto militare, i Paesi della Nato nell’area baltica stanno già testando scenari specifici per il blocco della regione di Kaliningrad, oltre a piani per isolare militarmente e politicamente i porti russi nord-occidentali, tra cui San Pietroburgo».
I russi hanno risposto subito a Sikorski
Il 13 settembre, un drone russo ha centrato, senza provocare vittime, un treno in transito all’altezza di Yagody, città ucraina attraversata dalla linea ferroviaria Varsavia-Kiev che sorge a ridosso del confine polacco.
Soltanto pochi minuti prima, lo stesso tratto aveva registrato il passaggio di un convoglio che trasportava una serie di politici occidentali di spicco – tra cui l’ex premier britannico Boris Johnson, l’ex primo ministro svedese Carl Bildt e l’ex direttore della Cia David Petraeus – di ritorno dalla Yalta European Strategy.
La società ferroviaria ucraina ha qualificato come «piuttosto probabile» che l’obiettivo reale del drone russo fosse il treno su cui viaggiavano i funzionari europei e statunitensi. Per il ministro degli Esteri ucraino Sybiha, «è il terrore di Putin che bussa direttamente alle porte dell’Unione Europea e della Nato».
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