Mentre le forze russe espugnano Toretsk, nevralgico caposaldo della linea di difesa ucraina che apre la strada verso Kramatorsk, la stampa anglosassone delinea un quadro generale del presunto piano di pace elaborato dall’amministrazione Trump sotto la supervisione del generale Keith Kellogg. Il piano contemplerebbe, in buona sostanza, lo schieramento di forze di interposizione messe a disposizione dai Paesi occidentali e coordinate dai britannici, garanzie circa la neutralità dell’Ucraina e riconoscimento dei territori attualmente controllati dalle forze armate russe. Mosca, dal canto suo, non conferma né smentisce le indiscrezioni circa l’avvio di colloqui tra Trump e Putin, trincerandosi dietro una coltre di silenzio che sembra suscitare un certo nervosismo a Washington. Gli europei, invece, hanno reclamato piuttosto pateticamente un posto al tavolo dei negoziati, che Trump sembrerebbe disposto a concedere mentre esterna a Zelensky un forte interesse nei confronti delle materie prime ucraine situate nelle aree sottoposte al controllo di Kiev. L’argomento era già stato sollevato mesi addietro dal senatore repubblicano Lindsey Graham, il quale aveva dichiarato nel corso di un’intervista rilasciata alla «Cbs» che «in Ucraina si trovano dai 10 ai 12 trilioni di dollari di minerali critici. Potrebbe essere il Paese più ricco d’Europa. Non voglio che quei beni finiscano nelle mani di Putin, che li condividerebbe con la Cina». Il problema è che gran parte delle risorse naturali ucraine, fatta eccezione per gli idrocarburi non convenzionali che si trovano anche nelle zone centrali e occidentali del Paese, sono concentrate proprio nelle aree controllate dai russi. Verso quale scenario ci stiamo orientando? Cerchiamo di comprenderlo assieme a Maurizio Boni, generale di corpo d’armata, giornalista, saggista e collaboratore della rivista «Analisi Difesa». Ha ricoperto numerosi incarichi, tra cui vicecomandante dell’Allied Rapid Reaction Corps di Innsworth, capo di stato maggiore del Nato Rapid Reaction Corps Italy di Solbiate Olona, capo reparto pianificazione e politica militare dell’Allied Joint Force Command Lisbon a Oeiras e vicecapo reparto operazioni del Comando Operativo di Vertice Interforze a Roma.
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