Le autorità russe hanno accusato il governo ucraino di terrorismo di Stato. Più specificamente, Mosca ha indicato Kiev come responsabile della morte di almeno 24 persone e del ferimento di altre 50 in quanto mandante di un attacco con droni incendiari sferrato contro un hotel e un bar dove i civili stavano festeggiando il Capodanno, in una zona della regione meridionale ucraina di Kherson.
Il governatore di Kherson: la strage è frutto di terrorismo di Stato
Vladimir Saldo, governatore della regione incorporata dalla Federazione Russa, ha dichiarato che i due edifici, situati presso il villaggio costiero di Khorly, sono stati colpiti da tre droni nell’ambito di un attacco deliberatamente diretto contro i civili.

Parallelamente, il direttore del Gru Igor Kostyukov ha consegnato personalmente all’ambasciata statunitense a Mosca i dati decriptati recuperati da un drone intercettato nei cieli dell’oblast’ di Novgorod nella notte del 29 dicembre, che a detta del Cremlino attesterebbero inconfutabilmente il tentativo del governo di Kiev di colpire una delle residenze del presidente Putin.
«I dati ottenuti confermano inequivocabilmente che i droni erano diretti ad attaccare la residenza di Putin», ha dichiarato Kostyukov confermando la tesi del terrorismo di Stato sostenuta dal Cremlino, che ha preannunciato un irrigidimento della sua postura, alla luce «del passaggio definitivo del regime di Kiev a una politica di terrorismo di Stato».
Kostyukov ha poi espresso l’auspicio che la divulgazione delle prove consenta di appurare la natura dell’evento ed eliminare qualsiasi ambiguità su quanto accaduto (terrorismo di Stato), alla luce delle stime formulate dalla Cia secondo cui l’Ucraina non avrebbe in realtà preso di mira la residenza di Putin.
La valutazione sarebbe stata consegnata dal direttore dell’agenza Ratcliffe al presidente Trump, che dopo essersi rallegrato per non aver fornito i Tomahawk a Kiev e detto «molto arrabbiato» per l’iniziativa ucraina, ha stemperato notevolmente i toni.
Nonché condiviso sul suo profilo Truth un editoriale del «New York Post» in cui si sosteneva che «la fanfaronata di Putin sull’“attacco” dimostra che è la Russia a ostacolare la pace», contestando la veridicità delle affermazioni russe.
La stessa Cia, sostiene il «New York Times», avrebbe potenziato di concerto con le forze armate statunitensi e la benedizione di Trump la «campagna ucraina di attacchi con droni contro impianti petroliferi e petroliere russe per indebolire la macchina da guerra di Putin».
Sulla base di numerose confidenze raccolte all’interno degli apparati militari, spionistici e securitari statunitensi, il quotidiano newyorkese dipinge Trump come un presidente particolarmente influenzabile dagli eventi e dagli individui di cui si è circondato.
Il presidente Zelensky, invece, ha sottolineato nel suo tradizionale discorso di fine anno che l’accordo di pace è pronto al 90%, ma il restante 10% è cruciale e determinerà il destino della pace, dell’Ucraina e dell’Europa. Ha confermato che l’Ucraina desidera la pace, ma non a qualunque costo: vuole la fine della guerra, non la fine dell’Ucraina stessa.
Ha elogiato la capacità di resistenza del popolo ucraino e criticato la Russia, affermando che non termina mai le guerre di propria iniziativa, ma solo sotto pressione esterna.
Ha spiegato che l’Ucraina combatte per dimostrare verità evidenti, vista l’impossibilità di fidarsi del Cremlino dopo crimini come quelli perpetrati a Bucha.
Ha ringraziato gli sponsor stranieri dell’Ucraina e posto l’accento sulla necessità di adottare sanzioni più severe contro la Russia, di bloccare le esportazioni russe di petrolio e di fornire armi come i missili Tomahawk per forzare la pace.
Ha descritto l’Ucraina come lo «scudo dell’Europa» contro la Russia, e messo in chiaro che una pace fragile porterebbe inevitabilmente a nuovi attacchi.
Ha infine augurato un 2026 di pace, con cieli silenziosi, luci accese e il ritorno a casa di tutti gli ucraini dal fronte, dal prigionia e dall’occupazione.
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