Questa notte, le forze armate statunitensi hanno attaccato il Venezuela, prendendo di mira aeroporti, porti, infrastrutture militari, la residenza del ministro della Difesa Vladimir Padrino Lopez e svariati edifici riconducibili al presidente Maduro.
Nell’arco di poco tempo, gli Stati Uniti hanno imposto una no-fly zone sul Venezuela, trasportato truppe di terra a bordo di elicotteri Apache e Chinook e catturato il presidente Maduro assieme a sua moglie, trasferendoli entrambi negli Stati Uniti.
Il senatore repubblicano dello Utah Mike Lee ha spiegato di aver parlato telefonicamente con il segretario di Stato Rubio, il quale gli avrebbe confidato che il presidente Maduro sarà processato negli Stati Uniti, e che l’operazione militare è stata attuata per proteggere gli esecutori del mandato di arresto.
Questa iniziativa, ha affermato Lee, «rientra probabilmente nell’autorità del presidente, ai sensi dell’articolo II della Costituzione che gli conferisce il potere di proteggere il personale statunitense da un attacco effettivo o imminente».
Le accuse statunitensi nei confronti del presidente Maduro
La procuratrice generale Pam Bondi ha chiarito che «Nicolas Maduro e sua moglie, Cilia Flores, sono stati incriminati nel Distretto Meridionale di New York».

Maduro «è stato accusato di associazione a delinquere finalizzata al narcoterrorismo, associazione a delinquere finalizzata all’importazione di cocaina, possesso di mitragliatrici e dispositivi distruttivi e associazione a delinquere finalizzata al possesso di mitragliatrici e dispositivi distruttivi contro gli Stati Uniti».
Sia Maduro che sua moglie «affronteranno ben presto la furia della giustizia americana sul suolo americano, nei tribunali americani».
Fin dallo scorso luglio, il Dipartimento del Tesoro aveva designato il Cartel de los Soles come entità Terrorista Globale Specialmente Designata e annunciato contestualmente 50 milio di dollari di ricompensa per chiunque avesse fornito informazioni utili all’arresto e/o alla condanna del presidente Maduro, identificato come il leader del Cartel de los Soles.
Secondo «Cbs News», quello che si configura come il primo intervento diretto degli Stati Uniti in America Latina dall’invasione di Panama nel 1989 sarebbe dovuto scattare il giorno di Natale, ma posticipato per lasciare spazio ai raid aerei in Nigeria.
Circa 10 ore prima dell’attacco, il presidente Maduro aveva ricevuto a Caracas Qiu Xiaoqi, inviato speciale del presidente cinese Xi Jinping, per esaminare la cooperazione bilaterale.
Gran parte dei Paesi del mondo ha condannato l’iniziativa statunitense. Compreso l’Iran, minacciato proprio recentissimamente dal presidente Trump. La Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha affermato che gli Stati Uniti stanno «cercando con arroganza di imporre la propria volontà al Paese, ai funzionari, al governo e alla nazione» del Venezuela. «Non cederemo al nemico», ha aggiunto.
L’Unione Europea e i suoi Paesi membri, invece, hanno assunto una posizione più “cauta”.
L’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza Kaja Kallas ha dichiarato che «l’Unione Europea sta monitorando attentamente la situazione in Venezuela. L’Unione Europea ha ripetutamente affermato che Maduro non ha legittimità e ha difeso una transizione pacifica».
In ogni circostanza, «i principi del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite devono essere rispettati. Chiediamo moderazione. La sicurezza dei cittadini dell’Unione Europea nel Paese è la nostra massima priorità».
Evidentemente, né l’Unione Europea né tantomeno il clero mediatico-universitario sono disposti ad applicare al Venezuela la formuletta dell’«aggressore e dell’aggredito» invocata nel 2022 per imporre sanzioni draconiane alla Russia, limitare drasticamente le importazioni di energia russa e armare fino ai denti l’Ucraina.
Resta il fatto che l’azione statunitense, condotta in maniera talmente indisturbata da apparire “sospetta”, risulta perfettamente confacente alla cosiddetta “dottrina Trump” di cui il vicepresidente Jd Vance aveva tratteggiato i contorni durante una festa del Partito Repubblicano tenutasi lo scorso giugno in Ohio.
In quell’occasione, Vance aveva articolato questa “dottrina” in tre capisaldi fondamentali: definire l’interesse statunitense; esercitare una forte pressione diplomatica per perseguirlo; ricorrere all’opzione militare una volta appurata l’inefficacia dell’azione diplomatica.
Secondo Vance, la “Dottrina Trump” sarebbe stata plasticamente applicata nei confronti dell’Iran: gli Stati Uniti intendevano impedire alla Repubblica Islamica di dotarsi dell’arma nucleare e hanno coerentemente avviato una aggressiva campagna diplomatica nei confronti di Teheran, fallita la quale sono passati alle maniere forti avvalendosi, nell’ambito dell’Operazione Midnight Hammer, di «una potenza militare schiacciante per risolvere il problema e ritirarsi prima di essere risucchiati in un conflitto prolungato».
Tiziano Ciocchetti

Storico e analista militare specializzato in armamenti sia nazionali che esteri.
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