Le autorità di Mosca hanno dichiarato di aver sventato un massiccio attacco aereo ucraino (91 droni) diretto contro la residenza ufficiale del presidente Putin nell’oblast’ di Novgorod. Il governo ucraino ha negato qualsiasi addebito, mentre il ministro degli Esteri Lavrov e la portavoce Zakharova hanno preannunciato un irrigidimento della postura negoziale della Russia e una “adeguata” ritorsione, alla luce «dello spostamento definitivo del regime di Kiev verso una politica di terrorismo di Stato».
Sulla vicenda si è espresso anche il presidente Trump, che a margine di un incontro con il primo ministro israeliano Netanyahu ha dichiarato di essersi sentito telefonicamente con Putin. Una volta venuto a conoscenza dell’iniziativa ucraina, l’inquilino della Casa Bianca si è rallegrato per non aver fornito i missili da crociera Tomahawk a Kiev, e dichiarato di essersi «molto arrabbiato. Una cosa è lanciare un’offensiva, un’altra è attaccare la residenza del presidente russo. Questo non va bene. Non è il momento giusto».
Le vicende delle ultime ore vanificano oggettivamente, in maniera forse irreversibile, i progressi nelle trattative per porre fine alla guerra russo-ucraina proclamati nei giorni scorsi dal presidente Trump. Il quale non ha tuttavia mancato di specificare che su alcune «questioni spinose» non c’è convergenza di punti di vista tra Stati Uniti e Ucraina.
L’affondo di Lavrov
Nel corso di un’intervista rilasciata alla «Tass», Lavrov ha affermato che: «constatiamo che il regime di Zelensky e i suoi curatori europei non si mostrano disponibili a condurre dei negoziati costruttivi […]. A sua volta, quasi tutta l’Europa, con davvero poche eccezioni, continua a rifornire il regime di denaro e armi, mentre sogna che l’economia russa collassi sotto il peso delle sanzioni».

In seguito «al cambio di amministrazione avvenuto negli Stati Uniti, l’Unione Europea a è divenuta il principale ostacolo alla pace. Lì non nascondono i loro piani volti a prepararsi a una guerra contro la Russia», ha aggiunto Lavrov.
L’Unione Europea, continua Lavrov, «sta attuando una linea volta allo smantellamento dei meccanismi di interazione e cooperazione con la Russia, e questo già a partire dal 2014 circa. Le élite al potere nella maggior parte dei Paesi europei […] stanno fomentando nella società sentimenti russofobici e militaristi».
Lavrov ha poi affermato che: «se figure come Ursula Von der Leyen, Friedrich Merz, Keir Starmer ed Emmanuel Macron abbiano o meno superato il punto di non ritorno, è una questione complessa».
Per il momento, «stiamo osservando come il “partito della guerra” europeo, che ha investito il proprio capitale politico nell’idea legata all’infliggere alla Russia una sconfitta strategica, sia pronto ad andare fino in fondo».
Queste élite «non soltanto non provano pietà per gli ucraini, ma, a quanto pare, non la provano neppure per la propria popolazione. Come spiegare, altrimenti, le persistenti discussioni in corso in Europa sull’invio in Ucraina di contingenti militari nell’ambito della “coalizione dei volenterosi”? Abbiamo già dichiarato un centinaio di volte che, in quel caso, tali contingenti andranno a costituire un obiettivo legittimo per le nostre forze armate».
L’avvertimento finale di Lavrov è inequivocabile: «ai politici europei poco avveduti, ai quali spero verrà mostrata questa intervista, lo ripeto ancora una volta: non c’è motivo di temere che la Russia attacchi qualcuno. Ma se qualcuno dovesse azzardarsi ad attaccare la Russia, la risposta sarà devastante».
SOSTEGNO











