Recenti inchieste parallele condotte dal «Sunday Times» e dalla «Bbc» documentano l’impiego di droni di fabbricazione britannica negli attacchi ucraini che hanno colpito obiettivi nelle profondità della Russia, tra cui le raffinerie di Volgograd e Yaroslavl’ e i magazzini di Wildberries.

Droni britannici, intelligence statunitense e francese
Pochi giorni prima, il «Financial Times» aveva esaltato l’apporto fondamentale fornito da Stati Uniti e Francia allo sforzo ucraino finalizzato a mappare i dispiegamenti dei sistemi di difesa aerea russi e colpire con droni obiettivi in territorio nemico.
Il supporto garantito da Washington e Parigi si colloca nel contesto di una profonda revisione della campagna militare basata sull’impiego dei droni e intesa a disarticolare l’industria energetica russa, «passando da attacchi indiscriminati alle raffinerie a raid più mirati su componenti critiche e difficilmente rimpiazzabili».
Segno che i Paesi occidentali e alcune aziende formalmente private ma strettamente connesse agli apparati della sicurezza nazionale degli Stati Uniti e dei loro principali alleati si sono spinti ben oltre la mera “assistenza” allo sforzo bellico sostenuto dall’Ucraina, collocandosi in una posizione pericolosamente ambigua che rasenta la partecipazione diretta.
Oltre che dell’ingentissima fornitura di armi, munizioni e finanziamenti a beneficio di Kiev, tracciata con dovizia di particolari dal Kiel Institut, le nazioni cardine della Nato si occupano di pianificazione, targeting e Intelligence, Surveillance and Reconnaissance (Isr) nell’ambito di un sistema operativo fortemente integrato che costituisce de facto una componente imprescindibile dell’architettura militare ucraina.
Il discorso si applica soprattutto agli Stati Uniti, che secondo un’analisi condotta dal Center for Strategic and International Studies (Csis) «sono stati integrati nella kill chain ucraina, ovvero il processo di identificazione, tracciamento ed eliminazione degli obiettivi basato sull’impiego di una combinazione di sensori e piattaforme».
Stesso discorso vale per la Gran Bretagna, chiamata apertamente in causa dal ministro degli Esteri Lavrov che ha rivendicato «il diritto della Russia di qualificarne il coinvolgimento negli attacchi contro in nostro territorio come partecipazione a una guerra, con tutte le conseguenze che ne deriveranno».
Roberto Buffagni

Scrittore, autore di testi teatrali, studioso di questioni geostrategiche e collaboratore del sito «Italia e il Mondo». Ha curato il volume La supercazzola. Istruzioni per l’Ugo (Mondadori, 2006) e tradotto il saggio di Peter Bogdanovich Chi diavolo ha fatto quel film? Conversazioni con registi leggendari (La Nave di Teseo, 2024).
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